Mosca: sindaco nega permessi per il Pride

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Yuri Luzhkov, primo cittadino della capitale russa, ha fatto sapere che i gay non sfileranno a Mosca, perché sarebbe "propaganda alla dissoluzione" e contrario ai valori dei cittadini.

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L’ufficio del sindaco di Mosca lunedì ha rigettato seccamente le richieste di permessi per tenere un gay pride nella capitale russa, affermando che un evento del genere sarebbe in realtà "propaganda alla vita dissoluta". Mentre tante parate festose tipicamente affollano Mosca durante l’estate, l’ufficio del sindaco Yuri Luzhkov ha affermato di essere stato inondato di richieste per permettere una parata dell’orgoglio gay. L’ultima chiedeva di poter tenere la parata nel giorno della festa cittadina nel prossimo autunno, quando anche altri gruppi marciano attraversando il centro di Mosca. L’ufficio stampa di Luzhkov ha emanato uno scarno comunicato in cui si afferma che "il governo della città non consentirà che si tenga questa marcia il giorno della festa cittadina né in nessun altro giorno, perché queste dimostrazioni oltraggiano la maggioranza della popolazione della città, sono in effetti propaganda di una vita dissoluta e impongono alla società inaccettabili norme di comportamento".

L’omosessualità era un crimine punibile col carcere nell’era dei Soviet. La cultura gay è cresciuta a Mosca e in altre grandi città negli ultimi dieci anni, ma continua a non essere vista di buon occhio dalla maggioranza della popolazione.

Il comunicato di Luzhkov aggiunge che l’omosessualità "va contro i valori morali tradizionali della maggior parte dei russi, così come ai canoni delle principali confessioni religiose della città".

Luzhkov è molto popolare a Mosca grazia al relativo benessere goduto dalla città, al rinnovamento su larga scala che ha apportato all’immagine sovietica della capitale, e alle grandiose costruzioni stradali che hanno aiutato a alleviare lo schiamazzo del traffico notturno. Ma ha mantenuto un sistema di registrazione dell’era sovietica, che in sostanza obbliga i non-moscoviti a richiedere un permesso per vivere in città, rigettando le obiezioni degli agenti federali secondo le quali le restrizioni violano il diritto costituzionale dei russi a scegliere il luogo di residenza.

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