Napoli: medaglia a Maria Luisa, e intanto gira voce che…

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Mentre Maria Luisa riceveva l'onorificenza dalle mani di Rosa Iervolino, la stampa diffondeva la notizia di una confessione degli aggressori che smentirebbero la matrice omofoba screditando la ragazza

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Una cerimonia in forma privata, come ha chiesto la stessa Maria Luisa, quella durante la quale questa mattina il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino ha conferito la Medaglia d’Oro al Valore Civile alla giovane studentessa che ha rischiato di perdere un occhio per avere difeso un suo amico gay da un’aggressione omofoba.

«E’ stata una cermonia sobria e commovente – ha raccontato Maria Luisa a Gay.it – e la sindaca si è anche lasciata andare a qualche battuta. Poi mi ha abbracciata "come una mamma abbraccerebbe la figlia" ha detto, ed ha aggiunto di essere contenta di avere avuto conferma anche in questa occasione del fatto che io sia una persona semplice che non era certo alla ricerca di notorietà».

Non aveva ancora letto i giornali, Maria Luisa, quando è andata alla cerimonia di questa mattina ed ha appreso proprio dalla sindaca Iervolino della notizia del presunto arresto dei tre autori dell’aggressione di cui è stata vittima. I ragazzi, stando a quanto riporta la stampa locale, si sarebbero presentati spontaneamente al comando dei Carabinieri di Napoli Centro, avvocati al seguito, e avrebbero raccontato la loro versione dell’accaduto. «Siamo stati noi ad aggredire quella ragazza in piazza Bellini – avrebbero dichiarato agli inquirenti -. Lei si è messa in mezzo mentre litigavamo con il suo amico e ci ha detto brutte parole. Ma è stato tutto un equivoco. E non c´entra per niente l´omofobia. È stata tutta una montatura». «Eravamo anche noi in piazza Bellini – continua la presunta deposizione – e siamo passati alle spalle di quei due ragazzi. In quello stesso momento l´amico di Maria Luisa ci ha guardato e poi ha spostato in avanti la sua borsa. Lo fa chi pensa che sta per essere derubato o scippato. Era un chiaro gesto di diffidenza nei nostri confronti. A quel punto abbiamo detto al ragazzo: "Ma che ti credi? Che ti vogliamo rapinare? Ma come ti permetti?" Lei è intervenuta e ci ha detto cose molto brutte».

Ma c’è di più: sempre stando a quanto riportano fonti locali, questa dinamica sarebbe quella più accreditata da parte degli inquirenti. Ricostruzione, però, completamente diversa da quella di Maria Luisa che ha più volte tenuto a precisare che «sicuramente si è trattato di un’aggressione omofoba. Avevano già infastidito un’altra comitiva, poi hanno cominciato a fare battute sulla salopette del mio amico». Il punto, dunque, è che, se la notizia fosse confermata, ci si troverebbe davanti al paradosso per cui la versione degli aggressori diventa più credibile di quella della vittima che, lo ricordiamo, ha subito un’operazione di quattro ore all’occhio sinistro in seguito al pestaggio subito.

Dagli inquirenti, però, non è arrivata alcuna conferma ufficiale né della confessione, né del fatto che i tre si sarebbero costituiti. «Appena ho potuto ho chiamato il Tenente – racconta Maria Luisa – il quale mi ha confermato che non c’è nulla di vero nelle notizie che circolano, che le indagini proseguono e che se li prendessero, la prima a saperlo sarei io».

Il riconoscimento del comune partenopeo si unisce a quello che qualche giorno fa la ragazza ha ricevuto dall’amministrazione di Sant’Arpinio e va a sostegno dell’appello lanciato dalle pagine di questo sito, con la collaborazione dell’associazione napoletana I-Ken, per chiedere che il Presidente Napolitano le conferisca la massima onorificenza dello Stato. L’appello sarà presentato venerdì prossimo nel corso di una conferenza stampa a Montecitorio, dopodiché le 11.000 firme saranno consegnate al Presidente Napolitano.

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Firma l’appello al Presidente Giorgio Napolitano.

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