Natalia Aspesi: “Il Gay Pride non è una ‘carnevalata’, chi lo critica disprezza gli omosessuali”

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"Resta un mio problema: quello di non aver mai capito perché ancora oggi l’esistenza degli omosessuali crei problemi."

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Chi se la prende con il Gay Pride, un solo giorno all’anno di festa vistosa in varie città, in realtà ha trovato il modo meno razzista di esprimere il suo rifiuto degli omosessuali: forse un po’ se ne vergogna, e quindi si limita a esprimere il suo dissenso per quella che viene definita una carnevalata”.

Così una straordinaria Natalia Aspesi (88 anni) ha risposto, nella sua tradizionale posta del cuore de Il Venerdì di Repubblica, a un lettore che difendeva il Pride dalle critiche che spesso arrivano anche dagli stessi membri della comunità LGBT.

Aspesi ha poi continuato scrivedo: “In più può essere che l’idea che gli omosessuali non vivano nella vergogna e nella sofferenza, defilati e emarginati, ma siano talvolta allegrissimi, non gli piace per niente. Resta un mio problema: quello di non aver mai capito perché ancora oggi l’esistenza degli omosessuali crei problemi. Non penso per ragioni sessuali, visto che le coppie etero che non siano estremamente pie ed esclusivamente riproduttive a letto fanno più o meno le stesse cose e con il medesimo entusiasmo, quando c’è.

Non voglio che mi accusino di essere una vecchia, anzi una vecchietta come giustamente e simpaticamente mi chiama il signor Gianluca, sporcacciona, tanto più che in queste due paginette si parla di cuore. Ma insomma, la vita è così e anche l’amore.”

Semplicemente adorabile.

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