Neonata con l’Aids “guarita” grazie a cure precoci

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Dopo il paziente di Berlino, la neonata del Mississippi. Se confermato, sarà il secondo caso documentato di guarigione dal virus dell'HIV. Gli esperti, però, invitano alla prudenza.

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Una bimba nata in Mississippi con il virus dell’Aids sembra essere guarita dopo essere stata curata con un cocktail di medicine sin dalle prime ore dopo la nascita. Lo hanno reso noto i ricercatori che hanno seguito il suo caso che potrebbe aprire la strada alla cura di centinaia di migliaia di bimbi che ogni anno nascono affetti dall’Aids, soprattutto in Africa. Il caso della bimba del Mississippi, che ora ha due anni e mezzo, se confermato, scrive il New York Times, sarà il secondo documentato di un paziente guarito dall’Aids. Il primo è quello di un uomo adulto, Timothy Brown, noto come il paziente di Berlino, guarito nel 2007 dopo un trapianto di midollo osseo. La bimba, hanno riferito i medici, è stata curata con medicinali antiretrovirali sin da 30 ore dopo la sua nascita, una pratica inconsueta. “Per i pediatri si tratta del nostro Timothy Brown”, ha detto la dottoressa Deborah Persaud, del John Hopkins Children’s Center, che ha redatto il rapporto sulla bimba e secondo cui si tratta della “prova di principio che possiamo curare l’hiv se riusciamo a riprodurre questo caso”.

Ma gli esperti invitano alla prudenza. È la “prima volta che un trattamento farmacologico contro l’Hiv è stato praticato immediatamente dopo la nascita – sottolinea il direttore del Dipartimento del farmaco dell’Istituto superiore di sanità (Iss), Stefano Vella -. La novità sta nella precocità della somministrazione dei farmaci e non nei medicinali stessi, che sono quelli in uso”. “Si tratta di un caso finora unico – afferma – e ci vorrà del tempo per una conferma definitiva della guarigione”.

Sul caso è intervenuto anche l’immunologo Fernando Aiuti che ha definito la guarigione un “evento eccezionale”. “La bimba statunitense ha solo due anni e mezzo ed è dunque troppo presto per poter dire che sia definitivamente guarita. Il virus dell’Hiv potrebbe, infatti, essere ancora presente in tessuti o organi come milza, midollo e mucosa intestinale. Per ‘scovarlo’ sarebbero necessari esami invasivi come la biopsia. Il fatto dunque – chiarisce Aiuti – che il virus non sia più presente nel sangue della bambina non esclude al 100% che esso non possa ancora essere ‘nascosto’ nell’organismo e ci vorrà del tempo per confermare la diagnosi di guarigione”. Va inoltre ricordato, rileva l’immunologo, che oggi “fortunatamente, solo il 20% dei bambini si infetta alla nascita, e questo grazie alle terapie che vengono praticate sulle donne sieropositive durante la gravidanza. Si tratta dunque di casi in numero ridotto soprattutto in Occidente”. In Italia, conclude Aiuti, “sono 1-2 l’anno i bimbi che nascono con infezione da Hiv contratta da madri che non sapevano di essere infette”.

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