Niente unioni civili nei mille giorni di Renzi: lascia al parlamento?

di

Il premier che aveva assicurato una legge a settembre.I dubbi delle associazioni lgbt.

3414 0

Sparite dal programma di governo. O almeno questo è quello che traspare dall’ultima conferenza stampa del presidente del consiglio Matteo Renzi sul programma dei prossimi mille giorni di governo dal quale sembrano sparite le unioni civili. Il premier, infatti, in nessun passaggio della sua conferenza stampa, ha fatto cenno al ddl in discussione in commissione giustizia del senato, né ad altri testi che affrontino la questione. Eppure, era stato lo stesso Renzi a parlare di settembre come scadenza per dare una risposta alla comunità lgbt sui temi dei diritti civili.

“Che succede -si chiede il presidente di Arcigay -? Se questo vuoto è l’implicito annuncio che sul tema sarà il Parlamento a legiferare, non possiamo che salutare con piacere questa retromarcia del Premier, seppur mai esplicitamente espressa. Ma se questa assenza vuole essere l’ennesimo annuncio di rinvio a tempo indeterminato del dibattito sui nostri temi, allora il Premier si assuma la responsabilità di dirlo a chiare lettere”.

Il riferimento, oltre che alla promessa di una legge entro settembre, è alle dichiarazioni rilasciate dallo stesso Renzi ad Avvenire . Al quotidiano dei vescovi, infatti, il premier aveva detto che il governo avrebbe proposto un testo suo sulle unioni civili.

“Il Governo rinuncia a intervenire nel dibattito parlamentare già in corso – interviene il presidente del Circolo Mario Mieli di Roma, Andrea Maccarrone -? Intende favorirlo o, come temiamo, il tema dei diritti civili è stato semplicemente cancellato dalle priorità?”. “Giocare con gli impegni assunti, con le aspettative e con le speranza di tante e tanti di noi è un atteggiamento che non vogliamo e non possiamo più consentire – conclude Maccarrone -. Da Matteo Renzi ci aspettiamo impegni chiari e soprattutto fatti. Troveremmo gravissimo e persino offensivo dell’intelligenza di tutte le cittadine e cittadini che temi così cruciali per l’uguaglianza e la democrazia di un Paese venissero semplicemente rimossi con un colpo di spugna senza neppure il coraggio di ammettere pubblicamente il fallimento”.

Il dubbio è che le polemiche seguite in questi giorni alla sentenza del tribunale dei minori di Roma, che ha riconosciuto la stepchild adoption ad una coppia di donne , possano avere influito sulla decisione del premier di escludere la questione dal suo discorso programmatico. Tra i più accaniti contestatori della sentenza dei giudici romani, infatti, si annoverano i più noti esponenti del Nuovo Centro Destra di Alfano, il principale alleato del governo Renzi. Ncd ha tuonato contro la sentenza parlando di inammissibilità e agitando lo spettro di una riforma costituzionale che preveda il matrimonio solo tra un uomo e una donna.

Intanto, la speranza accesa proprio dal tribunale romano ha fatto sì che nelle ultime ore moltissime coppie gay e lesbiche con figli abbiano annunciato ricorsi per il riconoscimento della genitorialità di entrambi i genitori e non solo di quello biologico (si parla di circa 100 mila bambini in tutta Italia). Tra questi, anche il senatore del PD Sergio Lo Giudice che all’edizione bolognese di Repubblica ha annunciato che farà ricorso al tribunale bolognese per potere adottare il figlio che ha da poco avuto insieme al marito, grazie alla tecnica della maternità surrogata.

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...