‘NO A UNA LEGGE DISCRIMINANTE’

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Diego Galli dell'Associazione Coscioni spiega perché è importante andare a votare per il referendum sulla legge sulla procreazione assistita. "E' necessario discuterne ovunque".

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PISA _ L’appuntamento rischia di passare sotto silenzio, ma rappresenta una grossa sfida per la laicità del nostro paese. Stiamo parlando del referendum sulla legge 40 che disciplina il ricorso alla fecondazione assistita. Una brutta legge, come l’hanno definita molti, persino alcuni di coloro che l’hanno votata. Perché sia brutta e perché sia importante votare al referendum che si svolgerà il 12 e il 13 giugno prossimi, lo spiega Diego Galli della Associazioni Coscioni, che ha promosso la consultazione popolare.
Partiamo dalle date: come giudichi la decisione del Governo di effettuare i referendum il 12 e 13 giugno?
Rientra in una tradizione ormai consolidata di questo regime. Prodi fece votare i rererendum del 1997 il 15 giugno, e una sorte simile spettò al referendum sull’articolo 18 del 2003. Il referendum è l’unico strumento di partecipazione democratica di cui i poteri italiani hanno davvero paura. Le elezioni, infatti, sono state ridotte a uno strumento di spartizione del potere tra partiti (come dimostra, per citare solo l’ultimo episodio, la vicenda della falsificazione sistematica delle firme raccolte per la presentazione delle liste). Il referendum non riescono a controllarlo, perché quando si discute di temi e non di formule di governo succede che i cittadini riescono ad esprimersi liberamente sul merito di ciò che chiedono alla politica. E i partiti sono costretti ad ascoltare.
Diamo un’occhiata alla Legge 40 e ai quesiti referendari. Sul sito internet avete ben illustrato i punti della legge collegati con i quesiti. Potresti spiegare brevemente e semplicemente cosa sono chiamati a decidere gli elettori?
Devono decidere se è ammissibile che nell’Italia del 2005 si imponga per legge una discriminazione basata sulle condizioni di salute impedendo a centinaia di migliaia di coppie di avere figli. In Italia, questo non si sa, una coppia su cinque ha problemi di sterilità. Devono decidere se è ammissibile che, come all’epoca di Galileo Galilei, si torni a criminalizzare la scienza, mandando in galera ricercatori che utilizzino cellule staminali embrionali, quella che è considerata la speranza di cura per malattie terribili e oggi incurabili come l’Alzheimer, il Parkinson, l’ictus, il diabete, la sclerosi e molte altre. Dicono che l’embrione è un essere umano. Un’affermazione antireligiosa. Per tutte le confessioni cristiane – tranne quella cattolica come interpretata dal Vaticano – per non parlare di ebrei, musulmani, buddisti e induisti, è una bestemmia considerare l’embrione un essere umano alla stato di sviluppo, pochi giorni di vita, in cui viene utilizzato per la fecondazione assistita o la ricerca scientifica. La stessa teologia cattolica, fino alla fine dell’800, sosteneva che l’embrione non avesse un’anima fino al 40° giorno di vita.
Perché secondo te è importante andare a votare a questi referendum?
Si tratta dell’unico strumento per cambiare questa legge. Se i referendum falliranno ci dovremo tenere questa legge e le sue conseguenze. Di certo non sarà il parlamento a cambiarla, tantomeno se a vincere sarà la sinistra. Nel 1999 solo grazie a un blitz organizzato dalla deputata di Forza Italia Francesca Scoppeliti, si riuscì a non far approvare una legge sulla fecondazione assistita molto simile a quella che è stata poi approvata nel 2004. Il Vaticano controlla entrambe le coalizioni, come è stato dimostrato in occasione delle ultime regionali, quando il centrosinistra ha negato ospitalità alle liste radicali per un veto sul nome di Luca Coscioni, il simbolo di questa battaglia.
Quali sono le azioni che intendete intraprendere per incoraggiare la partecipazione? E cosa può fare ciascuno di noi in questo senso?
Le firme sono state raccolte, ne sono convinto, perché a un certo punto le persone hanno cominciato a discutere delle questioni sollevate dai referendum, nelle case, nei bar, a cena in famiglia o con gli amici. Bastò che i tg iniziassero a parlarne e che qualche trasmissione, come Report, dedicasse all’argomento un po’ di approfondimento. Promuovere la discussione, questo è quello che ognuno può fare. Organizzare volantinaggi, eventi, anche feste con gli amici, perché no. Anche contribuire con denaro all’Associazione Coscioni, per permetterci di acquistare pagine sui giornali.
Parliamo dei mezzi di comunicazione di massa. Tv, radio, giornali, affrontano i temi legati al referendum con la dovuta attenzione? Cosa può fare internet come strumento di comunicazione più sganciato da logiche di potere?
Internet può fare molto anzitutto perché al contrario dei mass media tradizionali promuove la conversazione. Parte della nostra campagna online è indirizzata al coinvolgimento dei blog, i diari personali online tenuti da decine di migliaia di persone in Italia. Tramite la centrale operativa della campagna referendaria su internet, il sito www.4si.it, ogni utente può inviare un proprio messaggio personale a favore dei referendum a migliaia di persone. E’ inoltre possibile contattare i comitati referendari locali e avere sott’occhio tutti gli eventi organizzati sul territorio.
Clicca qui per discutere di questo argomento nel forum Movimento Omosessuale.

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