NO AI PRETI GAY

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Infuria la polemica: in America un esponente vaticano dice no al sacerdozio dei gay. Ma il vescovo di Detroit replica: "I preti gay sono il capro espiatorio per...

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NEW YORK – No al sacerdozio dei gay: con questa decisa presa di posizione un esponente della Congregazione dei Vescovi vaticana ha scatenato polemiche nel clero cattolico degli Stati Uniti al centro da mesi di una bufera per lo scandalo della pedofilia.

In una lettera alla rivista dei gesuiti americani ‘America’, Monsignor Andrew Baker ha sostenuto che "l’attrazione verso persone dello stesso sesso" rischia di creare una serie di problemi psicologici che rendono i gay soggetti "poco adatti" al ministero sacerdotale.

"Innanzitutto tra di loro è possibile che si manifestino, allo stesso tempo, tossicodipendenza, dipendenza sessuale e depressione", ha scritto monsignor Baker. Gli omosessuali sarebbero inoltre "più inclini a comportamenti come la simulazione o la repressione degli istinti, sia a livello conscio sia inconscio, dovuti al fatto che devono dominare le loro tendenze in un contesto per lo più eterosessuale".

L’esponente vaticano si è rifatto a una direttiva vaticana del 1997 contro l’ammissione in seminario di aspiranti preti gay "qualora esistessero dubbi circa la loro idoneità". Monsignor Baker ha precisato di non parlare a nome del Vaticano. La sua presa di posizione sulla rivista dei gesuiti ha comunque provocato polemiche e una replica.

Sempre su ‘America’ il vescovo ausiliare di Detrot Thomas Gumbleton, uno degli esponenti più progressisti nelle gerarchie cattoliche Usa ha protestato affermando che i preti omosessuali sono assolutamente in grado di mantenere i loro voti.

Il vescovo di Detroit ha condannato il modo con cui dei "preti gay è stato fatto il capro espiatorio dello scandalo sulla pedofilia nella Chiesa". Gumbleton ha aggiunto che, senza saperlo, "moltissime persone hanno ricevuto i benefici dell’officio compassionevole di sacerdoti e vescovi omosessuali. Il comune buon senso ci dice che questo ministero viene da Dio".

Non sarebbe dunque una buona cosa "privare la chiesa di un ministero così valido e benedetto", è la conclusione del vescovo Gumbleton.

Monsignor Baker aveva articolato le sue argomentazioni in più punti: "Le tentazioni di un ambiente solo maschile come il seminario e le influenze delle lobby omosessuali al loro interno potrebbero ostacolare il percorso di guarigione tentato da alcuni gay che vorrebbero magari cambiare la loro inclinazione" ha asserito il vescovo Baker, aggiungendo che "perfino certi giovani eterossessuali alle prese con problemi sulla loro identità e sul celibato" rischiano in questo ambiente di "restare confusi".

Passando poi al voto di castità, Baker lo aveva definito "superfluo": è una promessa di astenersi da atti omosessuali che costituiscono già peccato e sono già a priori proibiti. E in ogni caso, il prete omosessuale, non può essere "un vero simbolo dell’amore nuziale tra Cristo e la Chiesa, dal momento che questa unione "reinterpreta una relazione eterosessuale tra un uomo e una donna".

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