NO COSTITUZIONALE AI GAY

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George W. Bush è alla ricerca del sostegno della destra conservatrice, e appoggia l'ipotesi di un divieto ai matrimoni tra persone dello stesso sesso.

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WASHINGTON – George Bush e’ pronto ad appoggiare l’emendamento teso ad inserire nella Costituzione americana il divieto dei matrimoni gay. Lo rivela oggi il “Washington Post”, sottolineando come la mossa rientri in una chiara strategia elettorale del presidente che – di fronte al candidato democratico in pectore John Kerry, considerato un liberal in politica interna, ed alle difficolta’ nei sondaggi a causa dell’Iraq e la questione delle armi proibite – punta a galvanizzare la base piu’ conservatrice dell’elettorato repubblicano.
Secondo quanto riferiscono fonti del partito repubblicano, Bush sosterra’ la proposta di legge presentata dal deputato del Colorado Marilyn Musgrave tesa ad inserire nel dettato costituzionale la definizione di matrimonio come unione tra un uomo ed una donna. Una legge che pero’ non vieterebbe ai singoli stati di varare legislazioni che riconoscano la validita’ di unioni civili, come quelle gia’ in vigore in Vermont e California. In questo modo, Bush – che nel 2000, quando si presentava come il conservatore dal volto compassionevole, aveva invitato ufficialmente per la prima volta i rappresentanti dell’associazione dei repubblicani gay alla Convention – eviterebbe di alienarsi le simpatie degli elettori repubblicani moderati.
La crociata dei gruppi conservatori in difesa del matrimonio si e’ intensificata dopo che la Corte Suprema del Massachusetts ha stabilito che e’ incostituzionale negare alle coppie omosessuali la possibilita’ di unirsi in matrimonio.
La decisione di Bush rappresenterebbe una svolta rispetto alla linea piu’ cauta scelta dal presidente durante il discorso sullo Stato dell’Unione, il mese scorso, quando aveva duramente criticato i “giudici militanti” che “attaccano a colpi di sentenza il sacro vincolo del matrimonio“. Limitandosi pero’ a dichiarare che avrebbe sostenuto l’emendamento “se fosse stato necessario”. Una svolta determinata anche da una riflessione politica dei suoi strateghi, che sperano di poter spostare l’attenzione della campagna elettorale su un nuovo argomento, in questo momento in cui la credibilita’ di Bush e’ sotto attacco per la questione delle armi di distruzione di massa.
I repubblicani sperano anche di poter sfruttare la questione per attaccare Kerry, senatore proprio del Massachusetts, che si dichiara contrario al matrimonio gay, ma anche all’emendamento costituzionale.
“Mi sono sempre battuto per il principio che bisogna proteggere i diritti fondamentali delle coppie gay e lesbiche, dalle eredita’ all’assistenza sanitaria – ha detto Kerry – e credo che la risposta giusta siano le unioni civili, per questo mi oppongo alla sentenza della Corte Suprema del Massachusetts”.
E gli strateghi democratici sono convinti che Bush si sta inoltrando in un terreno pericoloso: “quando i repubblicani sono in difficolta’, cercano sempre di galvanizzare la base – spiega al Post Jim Jordan ex manager della campagna di Kerry – ma lo stretto margine della vittoria Bush nel 2000 l’ha ottenuto grazie al sostegno dell’elettorato urbano e moderato che ha creduto che lui fosse un repubblicano diverso, un conservatore compassionevole”. Anche i sondaggi invitano alla cautela, descrivendo una maggioranza degli americani contraria ai matrimoni gay, ma favorevole alle unioni ed ancora incerta riguardo alla necessita’ di un emedamento costituzionale.
Ma sempre dallo stato del New England potrebbe arrivare nel prossimi giorni un segnale importante: il Congresso statale infatti iniziera’ oggi a discutere il testo di un emendamento della Costituzione statale che, definendo il matrimonio solo un’unione tra un uomo ed una donna, automaticamente classifichera’ come unioni civili quelle che i giudici hanno definito matrimoni.

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