Non si difenda Cuba nel giorno del Gay Pride

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Un appello di Arcigay per spostare la manifestazione filocastrista prevista nel giorno del Gay Pride scuote la sinistra

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BOLOGNA – “Non si difenda Cuba nel giorno del Gay Pride”. E’ questo il titolo dell’ appello, promosso da Arcigay e dai principali rappresentanti del movimento gay, lesbico e transessuale italiano e rivolto agli organizzatori della manifestazione “Difendiamo Cuba” e a quanti, dal PdCI a Rifondazione, da “Socialismo 2000” ad alcuni parlamentari Verdi, hanno aderito all’iniziativa Dirigenti di Arcigay, Arcilesbica, Circolo Mario Mieli, MIT, Azione Trans, CODS, direttori delle principali testate gay italiane come Pride e Gay.it, intellettuali come Gianni Vattimo, giornalisti si sono trovati insieme nel chiedere, in quanto gay, lesbiche o trans, lo spostamento della manifestazione prevista per il prossimo 28 giugno, giornata internazionale del Gay, Lesbian & Transgender Pride.
“Spostate la data della manifestazione – chiedono nell’appello i firmatari – . Liberate il 28 giugno da una sovrapposizione lacerante. Date al governo di Castro un segnale chiaro, che segni la distanza dell’opinione pubblica italiana, anche di quella più vicina a Cuba, da un’inutile e dolorosa repressione dell’identità di migliaia di donne e uomini che reclamano solo di essere liberamente se stessi”.
Nell’appello si ricorda come “fra i diritti violati a Cuba ci sono quelli delle persone omosessuali e transessuali, ancora prive della possibilità di camminare a testa alta in un ambiente sicuro, impedite nei loro diritti fondamentali e sottoposte al ricatto della legge“.
L’art. 303 del Codice Penale tutt’ora in vigore punisce con un anno di carcere chi rende pubblica la propria omosessualità, così come chi fa “avances amorose omosessuali”. Questo impedisce agli omosessuali cubani di rendersi visibili, vivere liberamente la propria identità e le proprie relazioni, costituire associazioni o riviste gay e lesbiche. Gay e lesbiche sono espulsi dall’insegnamento, e tre di loro fanno parte del gruppo di 75 dissidenti detenuti dal governo di Castro.
“Vogliamo scuotere l’inerzia storica di una gran parte della sinistra italiana – commenta Sergio Lo Giudice, presidente nazionale di Arcigay e primo firmatario dell’appello -. Non accettiamo più l’argomento stantio per cui esistono principi sovraordinati a cui sottomettere i diritti individuali e le libertà civili. Non esiste alcuna giustificazione religiosa, etica, economica o militare per privare le persone gay, lesbiche e trans del loro inalienabile diritto alla libertà”.
L’appello, a cui si può aderire tramite il sito www.arcigay.it, è stato proposto anche ai colleghi della Camera dall’on. Franco Grillini, raccogliendo più di ottanta firme, fra cui quella di Luciano Violante (DS), Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi), Pistoni (PdCI). Un’ampia discussione ne è scaturita anche sul sito del Bologna Social Forum.

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