Nostra Europa dei diritti dei gay

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La Francia festeggia i 10 anni di Pacs e il 75% dei francesi voterebbe un presidente gay. L'Irlanda sta per approvare le unioni civili. E poi Spagna, Olanda...

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In Francia, un sondaggio pubblicato la settimana scorsa dal magazine VSD, ed effettuato dall’Istituto di Ricerca CSA, sostiene che la patria dei Pacs sarebbe pronta a votare un candidato gay alla presidenza della Repubblica. Ben il 75% degli intervistati infatti si è detto pronto a votare un candidato dichiaratamente omosessuale, purché preparato, competente e capace. Secondo il 47% dei francesi però, dichiararsi gay per un politico rischia di limitarne la carriera, per il 6% un coming out la agevolerebbe, mentre per il 40% sarebbe ininfluente.

E mentre l’Italia spera nei DiDoRe, in Europa la situazione è, come sappiamo, ben diversa:  il matrimonio civile tra persone dello stesso sesso è legalmente equiparato a quello eterosessuale dal 2001 in Olanda, dal 2003 in Belgio, dal 2005 in Spagna, e dal 2008 in Norvegia (sesto paese al mondo a legiferare in tal senso).

Il primo parlamento ad introdurre leggi in materia di unioni civili fu quello danese nel 1989, prevedendo una unione simile al matrimonio, chiamata Partnership Registrata. La Svezia, che ha regolamentato le unioni civili gay nel 1994, sta ora discutendo di approvare il matrimonio civile. Dal 1996 è in vigore in Islanda un istituto noto come Unione Omologata, e dal 2000 le coppie gay hanno la possibilità di adottare i figli del partner provenienti da una precedente relazione. La Francia ha adottato il Patto Civile di Solidarietà (Pacs), distinto dall’istituto matrimoniale, nel 1999. 

La Germania ha previsto l’istituto giuridico della convivenza registrata (Eingetragene Lebenspartnerschaft) nel 2001, e nello stesso anno ha legiferato in tal senso anche il Portogallo. Nel 2002 la Finlandia, unico paese scandinavo a non averlo ancora fatto, ha adottato una legge per le unioni tra persone dello stesso sesso che garantisce molti dei diritti che acquisiscono le coppie eterosessuali che contraggono matrimonio civile. La Croazia dal 2003 riconosce alle unioni civili dello stesso (e di diverso) sesso alcuni diritti su eredità e facilitazioni finanziarie. Nel 2004 il Lussemburgo ha approvato la Partnership Registrata. Il 2005 è stata la volta del Civil Partnership Act nel Regno Unito, e nello stesso anno legiferano anche Slovenia ed Andorra. Nel 2006 si muove il parlamento della Repubblica Ceca, scavalcando addirittura un veto, posto lo stesso anno, dal presidente Vaclav Klaus. Nel 2007 si aggiungono infine Ungheria e Svizzera, che ha approvato l’Unione Domestica Registrata tramite referendum popolare.

La notizia più recente riguarda la cattolicissima Irlanda, che dopo quasi un anno di discussione, dovrebbe approvare entro giugno 2009 una legge per il riconoscimento delle unioni civili. Stesso dibattito si sta svolgendo in Austria, dove  però le unioni civili sono de facto riconosciute già dal 2003,ed  il modello da adottare dovrebbe essere quello svizzero. 

E l’Italia? È in ‘buona’ compagnia, il gruppo delle inseguitrici comprende: Albania, Bulgaria, Bielorussia, Bosnia Erzegovina, Cipro, Estonia (ma nel 2008 il Ministro della Giustizia ha presentato una proposta di legge per una Partnership Registrata), Federazione Russa, Grecia, Lettonia, Lituania, Malta, Moldavia, Monaco, Montenegro, Polonia, Macedonia, Romania, San Marino, Serbia, Slovacchia, Turchia, Ucraina e, of course, Città del Vaticano.

di Daniel N. Casagrande

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