NOVARA, DI MALE IN PEGGIO

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Dopo che un membro della Commissione Pari Opportunità aveva detto: "Essere gay è un handicap fisiologico", il presidente della Provincia aggiunge: "Un'opinione da rispettare".

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NOVARA. Il "caso" annunciato rischia di non diventare un caso. Alcuni giorni fa Gay.it ha pubblicato una lunga intervista ad Elisa Guaglio, presidente del Centro italiano femminile di Novara (CIF) e membro della Commissione pari opportunità dell’Assessorato Politiche sociali della Provincia, che definiva l’orientamento omosessuale "un handicap di natura fisiologica" e ricordava che "non può esserci per i gay una posizione di uguaglianza fino in fondo con gli altri cittadini" in quanto "la base della società è la famiglia naturale che si fonda sulla distinzione dei sessi ed è rivolta alla procreazione" e le unioni gay "non sono fondate né sulla distinzione dei sessi, né tanto meno sono rivolte a procreare figli". Le persone gay – concludeva la dr.ssa Guaglio – devono quindi essere mantenute in uno stato di minorità giuridica "per il bene di tutti", perché "una nazione deve darsi delle regole e non è possibile ammettere tutto".

Queste gravi affermazioni, che rischiavano di scatenare polemiche tanto nella società civile quanto nelle istituzioni, sono in realtà cadute nella sorda indifferenza della provincia, senza dar corso ad alcuna reazione di protesta. Come dire: assoluta normalità. Ad eccezione di qualche isolato "lancio" della stampa novarese – abbastanza inesatto nella ricostruzione dell’intervista – la posizione ufficiale della istituzioni latita. Alla domanda che abbiamo rivolto alla Provincia di Novara se sia compatibile un incarico di responsabilità presso una commissione pubblica di un ente dello Stato con una posizione di razzismo, risponde uno scarno comunicato con cui il Presidente della Provincia di Novara e l’Assessore alle Politiche sociali dichiarano cose assolutamente ovvie. Partiamo dal Presidente della Provincia Maurizio Pagani (Polo delle libertà, 66 anni, due volte ministro delle Poste e Telecomunicazioni nei governi Ciampi e Amato) che afferma: "Le frasi riportate sono opinioni della signora Guaglio. Ognuno è libero di esternare il proprio pensiero". Ancora più lapidario il commento dell’Assessore Elisa Bazzica (Polo), che dichiara che "ogni opinione è degna di rispetto". Ci mancherebbe altro!

Diversamente dall’episodio di razzismo della scorsa estate a Perugia, dove un giovane gay scout era stato allontanato dalla sua federazione a causa del proprio orientamento sessuale ricevendo una forte solidarietà pubblica da parte delle istituzioni comunali e regionali, il caso di Novara viene considerato del tutto secondario rispetto agli impegni di agenda di amministratori e politici. Eppure le dichiarazioni appaiono tanto gravi da meritare un approfondimento di merito legato non tanto alla generica questione della libertà di opinione, garantita dal nostro ordinamento, quanto al contenuto stesso delle affermazioni, che introducono l’idea di una discriminazione tra i cittadini e riaffermano il concetto dell’orientamento omosessuale come malattia. Tanto più sconcerta il silenzio delle istituzioni pubbliche in quanto il confronto riguarda il cruciale tema democratico dei diritti civili nel nostro Paese e perché le esternazioni provengono da un membro riconducibile, per ruolo ed affinità politica, alla stessa orbita dell’attuale governo provinciale.

Ma alla scarsa sensibilità istituzionale dell’amministrazione pubblica si aggiunge in queste ore a Novara il silenzio del fronte cattolico. Tanto il Centro femminile italiano quanto la curia appaiono trincerati dietro un imbarazzato "no-comment" (ufficialmente un calendario di impegni che non lascia spazio ad alcun commento) che nella sostanza riproduce il peggior linguaggio mediatico dei tecnocrati.

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Unica presa di posizione ufficiale e molto netta è quella del Centro Studi Teologici di Milano, che critica "le affermazioni della dr.ssa Guaglio, fortemente condizionate dal pregiudizio. Ci sorprende – affermano i teologi – la facilità di giudizi sommari e la frettolosità nel dare patenti di genitorialità alle coppie. I dati provenienti dagli USA e dal nord Europa smentiscono tali affermazioni. E ci sorprende ancor di più e ci amareggia che ad esprimere queste retrive posizioni sia una donna prima di tutto ed un membro della Commissione Pari opportunità di un ente dello Stato." Se da un lato occorre "guardare fuori dall’Italia per accorgersi come certe conquiste civili facciano ormai parte del patrimonio culturale delle nazioni europee" dall’altro – conclude il Centro – c’è da augurarsi "che la Provincia di Novara ne tenga conto, evitando di isolarsi dal contesto di civiltà e di diritto dell’Unione Europea".

di Dario Remigi

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