Nozze gay: alle Iene di scena il matrimonio di due italiani

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Alessandro ed Eduardo sono italiani, ma il secondo lavora ed è residente in Irlanda, questo ha permesso loro di unirsi in "Civil Partnership". Alla cerimonia c'erano anche le...

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Un tempo l’Irlanda aveva fama di essere una nazione estremamente conservatrice, complice un’ingerenza molto forte della chiesa cattolica e la religiosità quasi fanatica degli abitanti. Nel giro di questi ultimi anni però, persino qui il governo (di destra) ha cambiato la legge rendendo legale l’unione civile tra persone dello stesso sesso.

Come ormai anche le pietre sanno in Europa è un diritto consolidato per quasi tutti i paesi tranne, ovviamente, il nostro. Per questo molte coppie omosessuali hanno deciso, a titolo puramente simbolico purtroppo, di convolare (mai termine risulterebbe più appropriato) all’estero per coronare il loro bisogno di matrimonio. Alcuni di loro sono però appena più fortunati.

Questo è il caso di Alessandro Bentivegna ed Eduardo Barbaro, due italiani che essendo però residenti in Irlanda da più di tre anni hanno potuto dare un valore anche legale e fattivo alla loro unione.

Il 13 settembre scorso, davanti a una funzionaria del comune irlandese si sono scambiati promesse di amore eterno, con tanto di fedi (Eduardo lavora per una nota casa di gioielli che riconosce il matrimonio omossessuale dei suoi dipendenti, favorendoli tanto quanto i loro colleghi eterosessuali), celebrando e festeggiando insieme agli amici e alle rispettive famiglie accorse al completo fino a terzo grado di parentela.

La storia ha interessato persino la curiosità caustica de Le Iene, in particolare quella di Angela Rafanelli che ha seguito le nozze a Dublino.

Il servizio è stato trasmesso ieri sera con un reportage che, senza retorica da minoranze etniche, ha mostrato quanto l’amore tra due uomini sia certamente diverso ma senza per questo avere quell’accezione scabrosa, perversa e sovversiva che molti politici italiani continuano a darle.

A molti, anche omosessuali, il matrimonio sembra essere un’istituzione così lontana dal mondo gay. Perché voi invece avete voluto sposarvi?“Noi sentivamo l’esigenza di essere famiglia – risponde Alessandro che lavora come costumista cinematografico a Roma e per questo è costretto a fare su e giù dall’Italia -. Siamo grati quindi all’Irlanda per aver sostenuto il nostro progetto di vita permettendoci di essere parte del tessuto sociale, assolvendo agli oneri e godendo anche di quei privilegi che riguardano le altre coppie”. 

Certo, gli amici si scelgono, i colleghi non saranno mai emotivamente così coinvolti ma i vostri genitori, come l’hanno presa?“Hanno fatto un percorso insieme a noi di accettazione e condivisione. Non senza difficoltà. Tutti loro venivano da una cultura etero che ammette il matrimonio solo tra uomo e donna. Mio padre – rivela Alessandro – solo qualche giorno prima ha capito che era civile e non religioso perché per lui era da intendersi solo così, quindi immaginate che salto culturale è riuscito a fare nonostante abbia più di 70 anni. E tra il nostro amore e il loro affetto nei nostri confronti ci siamo dati tutti la possibilità di arrivare a un livello superiore, evolvendoci insieme”. 

Si dice che non è l’istituzionalizzazione di un’unione che ne determina la qualità ma tra di voi che cosa è cambiato dopo il matrimonio?“Stare insieme e sposarsi non è la stessa cosa – risponde Eduardo -. Ci responsabilizza di più e ci ridefinisce come coppia e ora sentiamo di affrontare i problemi in maniera più completa”.

La domanda a questo punto è tanto retorica quanto avvilente: pensate le cose cambieranno in Italia?“Qui da noi – risponde Alessandro – si vuole relegare l’omosessualità alla mera sessualità. Negando il matrimonio si nega l’affettività che può esserci tra due persone dello stesso sesso. Come se dicessero: “sì, scopate pure ma il sentimento è appannaggio eterosessuale”. Non ci viene riconosciuto la parità affettiva. Una segregazione da paese primitivo”.

Eduardo però è più ottimista: “Penso comunque che le cose cambieranno. Abbiamo avuto totale adesione dalle persone che ci conoscono. La società italiana è pronta per il cambiamento. A non farlo è ancora solo la classe politica che ci usa come spauracchio con il fine di infondere terrore del diverso in quello strato ignorante del nostro paese che, per fortuna, si fa sempre più piccolo”.

di Insy Loan ad alcuni meglio noto come Alessandro Michetti

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