NOZZE GAY, BUSH BATTUTO IN SENATO

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I repubblicani non sono riusciti a racimolare la maggioranza necessaria per sottoporre l'emendamento che definisce il matrimonio come l'""unione esclusiva di un uomo e una donna" al Parlamento.

NEW YORK – Punto d’arresto per l’emendamento costituzionale, voluto da Bush, contro i matrimonio omosessuali in America. Nella cotazione che si è tenuta ieri al Senato, i repubblicani, che avevano proposto di cambiare la Costituzione per metterle al bando, non hanno raggiunto il quorum necessario per proseguire il dibattito e mandare avanti la proposta nelle aule parlamentari. Per superare un ostacolo procedurale e continuare a discutere sull’emendamento che avrebbe fatto definire nella Costituzione degli Stati Uniti il matrimonio come “unione esclusiva di un uomo e una donna”, il partito del presidente George Bush aveva bisogno della maggioranza dei tre quinti, pari a 60 voti. Ne ha ottenuti soltanto 50, contro 48 voti contrari, e ha dovuto incassare la sconfitta.
“In 217 anni ci sono stati soltanto 17 emendamenti costituzionali su 11.000 tentativi”, ha detto mettendo le cose in prospettiva il leader della minoranza democratica Tom Daschle, che e’ riuscito a bloccare la proposta sostenendo che “non c’e’ urgente bisogno di modificare la Costituzione”.
Il senatore Bill Frist, capo dei repubblicani del Senato, aveva espresso il suo disaccordo: “Gli esperti legali concordano tutti che i matrimoni dello stesso sesso saranno esportati in tutti e 50 gli stati se non prendiamo provvedimenti”.
Originariamente i repubblicani erano convinti di ottenere una maggioranza ampia se non proprio i 67 voti necessari (i due terzi del Senato) per far approvare l’emendamento dai 100 membri della Camera Alta degli Usa. Cosi’ facendo il partito della Casa Bianca aveva tentato di tendere una trappola agli sfidanti democratici John Kerry e John Edwards, entrambi senatori, entrambi contrari all’emendamento anti gay. Kerry e Edwards non ci sono cascati: il ‘dream team’ democratico, impegnato nella campagna elettorale, e’ stato assente al momento del voto.
Il loro contributo d’altra parte non sarebbe stato essenziale per il risultato: negli ultimi due giorni molti repubblicani avevano manifestato la loro opposizione al testo all’ordine del giorno lasciando i leader del partito in evidente imbarazzo per il fallimento del tentativo di rastrellare un vasto appoggio. Tra i vip repubblicani che avevano con forza sfidato la disciplina di partito c’era stato il senatore John McCain. McCain aveva preso la parola ieri per definire “non necessario e contrario allo spirito del partito repubblicano il ricorso alla costituzione per fermare un problema che deve’essere affrontato a livello di singoli stati”. Il senatore dell’Arizona si e’ schierato con i democratici al momento del voto di oggi.
Difficile e’ adesso prevedere l’impatto della manovra repubblicana sulle elezioni presidenziali del 2 novembre: la crociata anti matrimoni omosessuali puo’ anche essere un boomerang per Bush. I sondaggi finora mostrano gli americani contrari in maggioranza ai matrimoni tra omosessuali ma divisi sull’opportunita’ di scrivere questa opposizione nella loro Costituzione. Non solo: per la maggioranza degli elettori non e’ questa la questione che sta piu’ a cuore. Ben piu’ importanti sono temi come la riforma sanitaria e la sicurezza nazionale.

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