Nozze gay: un milione di persone per le strade americane

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Cortei in trecento città degli States per chiedere il diritto al matrimonio per le coppie omosessuali. E il New York Time rivela: "I soldi dei Mormoni dietro il...

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Se qualcuno pensava che le proteste per l’esito nefasto del referendum californiano sulla Proposition 8 si sarebbero placate in breve tempo, si sbagliava di grosso. Non solo gay e lesbiche californiane continuano a manifestare a gran voce supportati da non poche celebrità del mondo dello spettacolo e della musica, ma la protesta si è allargata a tutti gli States.

Si calcola che nella giornata di ieri ci siano state manifestazioni in ben trecento città diverse per un totale di un milione di persone per le strade. Lo ha dichiarato Amy Balliet, membro di "Join the Impact" l’associazione nata per promuovere azioni di protesta in tutto il paese.

Cortei volutamente pacifici e colorati quelli che hanno riempito le piazze e le strade delle principali città statunitensi, nei quali il senso della proteste era affidato a slogan e cartelli. A Chicago, ad esempio, molti cartelli recitavano: "fuori dalla politica i cattolici fascisti". E non sono state solo le metropoli a vedere sfilare la rabbia pacifica di gay e lesbiche. Manifestazioni sono state organizzate anche in cittadine come Fargo.

Nel mirino, naturalmente, non solo la californiana Proposition 8, ma anche i provvedimenti sullo stesso stile che anche Florida e Arizona vorrebbero prendere, sempre in seguito ad un esito referendario che introduce nella costituzione la definizione di matrimonio come "unione fra un uomo e una donna".

"I matrimoni civili sono un diritto civile e combatteremo finché non otterremo i nostri diritti di cittadini americani" ha dichiarato all’Associated Press Karen Amico che sfilava a Philadelphia, mentre l’insegnante Heather Baker ha urlato alla folla di Boston che "Siamo noi la famiglia americana, viviamo al vostro fianco, insegnamo ai vostri bambini, ci prendiamo cura dei vostri anziani".

Ma la polemica più aspra è nei confronti dei Mormoni che, secondo una dettagliatissima inchiesta del New York Times, sono tra i maggiori artefici della vittoria del sì al referendum californiano.

"Voi avete tre mogli, io voglio un marito" recitava uno dei tanti cartelli di Chicago, riferendosi, appunto, alla poligamia che ancora alcune comunità di mormoni praticano regolarmente.

Pare che, preoccupati per l’impegno troppo vistoso profuso dalle star del cinema a favore dei matrimoni gay, siano scesi in campo i mormoni dello Utah, la comunità più potente tra quelle osservanti di questa religione.

Oltre ad avere versato cospicue somme di denaro, i fedeli dello Utah hanno sguinzagliato migliaia di volontari (una cifra che si aggira tra l’80 e il 90% del totale delle persone impegnate in questa campagna) in giro per le zone più agricole della California, ovvero quelle in cui era più facile influenzare l’immaginario della famiglie e degli elettori. E tutto questo è avvenuto con il placet dell’arcivescovo cattolico di San Francisco che per l’occasione ha stretto un’alleanza strategica con i mormoni.

Nel frattempo sono stati presentati moltissimi ricorsi alla Corte Suprema californiana per invalidare l’esito referendario e per farlo sono state raccolte moltissime firme, anche tra i cattolici come il governatore Arnold Schwarzenegger che già all’indomani del referendum aveva espresso solidarietà alla comunità lgbt. Non è facile che la Corte Suprema, però, contraddica il risultato della consultazione popolare, quindi è probabile che gay e lesbiche debbano appellarsi al parlamento dove la maggioranza democratica potrebbe approvare una legge a favore dei matrimoni fra omosessuali.

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