NUOVE MODELLE CRESCONO

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I miti della moda cambiano. Sulle passerelle, finalmente la bellezza si libera cambiando continuamente i suoi canoni.

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Finalmente l’abbiamo fatta finita con la donna da passerella. Quell’incerto ibrido fra una deportata e una studentessa ripetente delle medie. Per tutta la seconda metà dei novanta ci hanno ammorbato con bimbette dalle gambe rachitiche e dalle tettine siliconate non oltre la seconda dai volti talmente simili fra loro da non distinguerle senza il numero di serie tatuato sul polso. Questo simbolo della donna del domani sortivano l’effetto di somigliare più alla femmina di ieri l’altro, succube della triade 90 – 60 – 90 e del beneplacito del maschio sbavante. Ma quale maschio? Se le più desiderate erano le veline, le letterine, le vallettine, dal seno ballante e dalla bellezza mangereccia. Allora i casi erano due: o si aveva molta classe e allora si rinunciava al pasto quotidiano vivendo in stretta simbiosi con la bilancia elettronica, o si era volgarotte, ma tanto arrapanti e allora ci si doveva conciare come Adua e tutte le altre insieme in look post – raccordo anulare. Con il calendario Pirelli del 1999, che propone una carrellata dei modelli estetici di tutto il secolo, finalmente qualcosa è cambiato. Il Pirellone di carta ha, infatti il merito di aver lanciato

Sophie Dahl, splendida bellezza Wasp, dalle candide e generose forme. La procace Sophie, madre nota scrittrice americana, padre desaparecido, viene scelta per incarnare la bellezza dei primi decenni del secolo passato, emula di quelle polpose signorine da bordello fotografate in languide pose distese sui sofà in un bianco e nero sgranato. Il seno florido, ma non ridondante, il fianco rotondo, il ventre materno e due morbide cosce ignare di aerobica e spinning sono gli elementi che la rendono sensuale e scostumata, molto più interessante della sua collega che impersona gli anni settanta, così piatta e spigolosa. La sua sfacciata taglia 48 si fa notare anche nell’ambiente delle sfilate, che prontamente la ingaggia per New York e Parigi. Ed anche se ormai la signorina è scesa alla 46 (i maligni sostengono anche alla 44) rimane una delle facce e dei corpi più belli da passerella, dove una sua apparizione non manca mai di suscitare emozioni. Emozioni che deve aver provato anche Tom Ford che l’ha ingaggiata per la nuova campagna Gucci, così esprimendosi: "Sophie incarna tutto ciò che c’è di più desiderabile: il cibo e il sesso".

Infatti questa è l’immagine della Dahl, non una simpatica over – weight in vesti consolatorie per tutte le obese, come a rassicurarle che, sì, ce l’hanno anche loro, ma una vera e propria icona fashion, degna della copertina di Vogue.

Altra meravigliosa creatura è la italo – spagnola Eleonora Bosè, nipote di

Lucia. Dopo anni di anonimato questa muscolosa maschietta si è fatta notare nella provocatoria sfilata di John Galliano per Dior. Tra le poderose polemiche che hanno accompagnato l’evento, le befane e i bau – bau della moda non hanno mancato di colpire la modella, rea di un look troppo mascolino, dovuto a due spalle troppo larghe ed ai numerosi tatuaggi, tanto che la rivista americana WWD, ha titolato un pezzo "Boys don’t model", ragazzi non sfilate. L’immagine della Bosè è uguale e contraria a quella della Dahl. Tanto è morbida la prima, quanto è nervosa la seconda, ma entrambe rivendicano una "diversità" estetica da quelli che è l’immagine glamour del corpo femminile. Un nuovo concetto di fisicità e sensualità da copertina che ha molta voglia di rompere con lo stereotipo etereo – perbenista degli anni passati in favore di un concetto più vasto e personale di bellezza.

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In fondo, come diceva Lisa Lyon, culturista dei primi anni Ottanta e musa di Robert Mapplethorpe: "La bellezza è un concetto libero. Quando vedi un tigre in movimento, non ti chiedi se sia mascolina o femminile, se il suo corpo sia o non sia ingombrante, è pura bellezza e non ti resta che contemplarla."

di Paola Faggioli

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