Obama apre al coming out dei militari

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Il presidente promette di abolire la legge introdotta da Clinton che vieta ai militari di fare coming out e al Pentagono di indagare la loro sessualità. Ma la...

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Dopo poche ore dal conferimento della massima onorificenza mondiale, il premio Nobel per la Pace, Barack Obama ha assicurato alla comunità lgbt americana che abolirà la clausola "don’t ask, don’t tell", ovvero: libertà di ingresso nell’esercito con libertà di fare coming out. «A dispetto dei progressi compiuti negli ultimi trent’anni molte leggi devono ancora essere cambiate, molti cuori devono ancora aprirsi. E io sarò accanto a voi in questa battaglia: il mio sostegno non avra’ tentennamenti», ha detto il presidente parlando a una cena organizzata dalla Human rights campaign, la più importante organizzazione per i diritti dei gay negli USA.

Presente al gala, oltre all’ambasciatore apertamente gay in Nuova Zelanda appena nominato dallo stesso Obama, anche Lady Gaga

Ma nonostante l’apprezzamento per le parole di Obama, la comunità lgbt americana continua ad essere scettica sulle promesse del presidente, molte delle quali rimasti fino ad oggi lettera morta. Il malumore è stato espresso chiaramente nella National equality march, la manifestazione che ha portato ieri decine di migliaia di militanti a sfilare tra la Casa Bianca e il Campidoglio, sede del Congresso. Tra i temi della protesta: la legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, la fine delle discriminazioni nei posti di lavoro, l’estensione ai partner dei benefici assistenziali, maggiore protezione giuridica contro gli aggressori e l’accettazione piena dei gay nelle forze armate.

La legge al riguardo fu approvata ai tempi di Bill Clinton: vieta al Pentagono di indagare sugli orientamenti sessuali degli arruolati, mentre i gay hanno il dovere – pena l’espulsione – di non farne menzione. Si tratto’ di un compromesso un po’ ipocrita tra la ferrea opposizione dei generali e le nuove istanze della societa’ americana. I gay l’hanno sempre vista come una norma discriminatoria che li rende cittadini (e soldati) di serie B, oltre a provocare un alto numero di espulsioni (13mila e 500 dal 1994).

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