Oltre il sesso, oltre il Pride

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Prima di una estate disimpegnata, una considerazione: il sesso è libertà, ma non basta. Come ormai non bastano i singoli Pride, che ci siano mille o un milione...

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Oggi non sarò a Catania, ma spero che il Pride lì abbia maggior fortuna di quello di Bologna. Che pure è stato bellissimo e che non dimenticherò facilmente. Ho avuto il piacere di trovarmi lì, in mezzo ai colori, ai suoni e all’afa, con il mio fidanzato, con alcuni amici e con moltissime persone mai viste prima: donne e uomini, spesso molto belli, come la coppia di etero che si baciava di fianco a noi, quasi col gusto della trasgressione. Purtroppo però ricorderò anche, se non le parole esatte degli arcipreti di turno, il marciume privo di amore cristiano di cui puzzavano le loro polemiche.

Non dovremmo dimenticare mai che, laddove la religione ha più potere, i diritti delle minoranze sono automaticamente schiacciati. Né tantomeno che da noi chi parla nel nome di Cristo fu vinto dal Risorgimento dopo secoli di spietato accanimento al potere. Salvo poi rimettere gradualmente radici sul territorio, sull’economia e sulle coscienze grazie al cinismo fascista.

Eppure l’Italia non è stato sempre e solo un Paese di clericali e di fascisti. Incompiuto, ipocrita, fragile finché si vuole, ha avuto anche una sua anima laica forte, almeno in certi periodi. Se poi nell’Italia a cavallo tra Otto e Novecento non esisteva un orgoglio gay, pure la situazione non era diversa dagli altri Paesi europei. Anzi, forse era perfino migliore. Al contrario di oggi, dove ci è consentito di marciare (purché lontano dalle chiese), ma ad ogni nostra rivendicazione si risponde con anatemi, quasi fossimo in medio Oriente e non in Europa.

La mia opinione è che non sia il sesso in sé a turbare, che lo si faccia dietro una fratta, in una sauna o in casa propria. In un Paese di cornuti e di cornificatori dai sentimenti religiosi elevatissimi, di sesso se ne è sempre fatto. Ma di nascosto, come quasi tutto quello che viene condannato in pubblico, o comunque a bassa voce. Mentre manifestare pubblicamente e gridare le proprie sacrosante ragioni, in forma pacifica, con una sempre minore ostentazione di attributi o accoppiamenti sessuali e una sempre più acuta e razionale vis polemica, ecco, quello sì che dà fastidio. E in quel caso si rischia di finire sotto la sabbia.

Il guaio è che non sempre i gay sembrano accorgersene, presi come sono a discriminarsi aristocraticamente, dividendosi in gay di destra, di sinistra, indifferenti alla politica, credenti, atei, sessuomani o moralisti. Quasi si trattasse di raccattare più briciole sentendosi ‘migliori’ dei propri simili. Come si può notare in certi dibattiti sul forum, nelle battutine o nelle polemiche scontate (e soprattutto sterili). Per non parlare dei bisessuali, ai quali avevo dedicato l’ultimo articolo e che davvero mi chiedo se esistano, non tanto come pratica, ma come categoria, comunità organizzata e solidale.

Tempo fa lanciai per scherzo l’idea di costituire le ‘Brigate rosa’, un gruppo ispirato alle formazioni partigiane, ovviamente senza alcun intento sanguinario ma per irridere con costanza e mettere a nudo i campioni dell’omofobia. Un po’ come già avviene nel Pride, dove però le tante idee finiscono come le rose, se non ignorate del tutto (da certi TG nazionali), gettate nel dimenticatoio il giorno dopo.

Mentre manifestazioni più piccole, come ad esempio le due innocue statuette gay infilate nel presepe della Camera, colpiscono l’attenzione e si mangiano di colpo tante migliaia di persone in strada, i cartelli, le parole, le opinioni, la rabbia e i sogni di una generazione. Se questo è il messaggio che l’informazione ci lancia, non dobbiamo ignorarlo, specie dopo ciò che è stato scritto e detto (e soprattutto non detto) riguardo il Pride bolognese.

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Personalmente, mi sarebbe piaciuto tornare a parlare di sesso e basta, in stile estivo: vanzinate in chiave omo, con situazioni da ombrellone, incontri piccanti e piacevoli scoperte. Conto di dedicarmici al più presto, magari con la vostra collaborazione, convinto che il disimpegno non sia l’esatto contrario dell’impegno. Così come il sesso (parlarne e farlo, come, quando e con chi si vuole) non è nemico dell’amore o delle battaglie per i diritti ma concorre con essi all’affermazione della nostra libertà.

Oggi però non ci riesco. Perché non posso e non voglio credere che dopo tutti questi cortei nulla si muova. Forse è vero che, come maliziosamente ci viene fatto notare, i diritti dei gay non sono al primo posto nelle priorità del Paese. Ma, considerato come vengono affrontate nei fatti tali priorità, temo che non ci prenderanno mai in considerazione. O ci decidiamo noi a fare di ogni giorno e di ogni luogo un possibile momento di orgoglio e di rivendicazione, oppure non ha senso lamentarci. Basterebbe poco: qualche idea, un briciolo di coraggio e di passione e una buona dose di ironia. E’ chiedere troppo?

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