Omofobia, minacce di morte su Twitter al direttore dell’Espresso Tommaso Cerno: l’hater è indagato

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Franco Grillini parla di vittoria storica: "Le minacce sono un reato, i social devono fornire le generalità dei profili anonimi".

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Ha un nome ed è indagato l’autore delle minacce di morte che nel giugno 2014 avevano interessato il giornalista Tommaso Cerno, oggi direttore del settimanale L’Espresso.

Finocchio di merda, stasera sei invitato a cena… Porta anche i tuoi amichetti, mi raccomando”: questo il contenuto – pubblicato da un profilo anonimo – di un tweet risalente al 24 giugno di tre anni fa, corredato da una foto con tanto di tavolo imbandito con i cappi da impiccato. Solidarietà era giunta da ogni parte: esponenti politici (di sinistra e di destra), colleghi, attivisti e tantissimi cittadini. Il giornalista aveva presentato un esposto chiedendo a Twitter di rivelare il nome del titolare del profilo.

Una vicenda complessa tra Italia e Stati Uniti, dove Twitter ha sede legale: le due richieste di archiviazione, alle quali Tommaso Cerno e legale si sono sempre opposti, sono state rigettate e nelle scorse ore è arrivata la vittoria che da tempo si attendeva. La Procura, infatti, ha costretto il social network a fornire le generalità dell’indagato: si tratta di un cittadino italiano residente in provincia di Cremona.

Tommaso Cerno ha accolto la notizia con grande soddisfazione: “Questa battaglia di civiltà in un momento in cui profili anonimi e troll inquinano la Rete e le sue enormi potenzialità con messaggi di odio, omofobia e razzismo, segna un cambio culturale non tanto per me, quanto per le migliaia di persone che subiscono ogni giorno insulti e offese celati da nomi di fantasia”.

Gioia anche nelle parole dell’avvocato Campeis: “Questo è il primo passo, indispensabile per svolgere ulteriori accertamenti, e perseguire autori di reati ormai molto diffusi e di spiccata gravità”. Franco Grillini, presidente di Gaynet, parla di una vittoria dalla forte valenza simbolica: “Perché è la prima volta che i social cedono e danno il nome di chi ti minaccia. Le minacce sono reato e non rivelare i nomi è sbagliato e di dubbia legittimità. Questa tendenza va combattuta”.

La Procura di Udine, dove era stato depositato l’esposto, ha trasferito per competenza ai colleghi lombardi gli incartamenti.

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