“Omosessuali, pentitevi e cambiate e sarete accettati”

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Così il vescovo anglicano di Rochester si è rivolto alla comunità lgbt inglese all'indomani del Pride di Londra. "Non vogliamo escludere nessuno, ma vogliamo portare avanti l'insegnamento biblico".

"La chiesa (anglicana, ndr) apre le porte e accoglie gli omosessuali, a patto che cambino e si pentano". Così il Vescovo di Rochester Michael Nazir-Ali ha ribadito la posizione ufficiale della Chiesa d’Inghilterra dopo che la notizia della partecipazione della First Lady Sarah Brown al Pride di Londra ha fatto il giro del mondo. "La chiesa – ha aggiunto – non dovrebbe farsi trascinare dalla cultura del momento". Il riferimento, in questo caso, è alla cultura difesa e espressa dalla comunità lgbt tramite, anche, l’annuale parata dell’orgoglio gay.

In un’intervista rilasciata al The Sunday Telegraph, Nazir-Ali ha dichiarato: "Vogliamo mantenere il tradizionale insegnamento della Bibbia. Crediamo che Dio abbia svelato il proprio scopo nel modo in cui siamo fatti. Coloro che si allontanano da questo non condividono la nostra fede. Si comportano in un modo che non è coerente con quello che Dio ha rivelato nella Bibbia. La Bibbia insegna che il matrimonio è quello tra un uomo e una donna. E questo è il modo in cui esprimiamo la nostra natura sessuale. Gli omosessuali sono i benvenuti, non vogliamo escludere nessuno, ma vogliamo che si pentano e cambino". Il vescovo ha poi aggiunto che non sono solo i gay a doversi pentire e cambiare, ma tutti coloro che si sarebbero allontanati dagli insegnamenti della Bibbia.

Derek Munn, responsabile degli affari pubblici dell’associazione Stonewall ha duramente criticato le parole di Nazir-Ali. "E’ un peccato che nel 2009 il leader di una chiesa continui a promuovere le inuguaglianze e l’intolleranza – ha detto Munn -. Stonewall sa che la maggior parte delle persone di fede accettano gay e lesbiche. Sappiamo anche che molte lesbiche e molti gay che sono essi stessi religosi non si sentono rapresentati da queste persone che sostengono di parlare a loro nome".

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