OMOSEX IN CHIESA

di

Gay a convegno: un resoconto appassionato

1160 0

Contributo della comunità cristiana di base di Pinerolo al convegno "Il posto dell’altro – Le persone omosessuali nelle chiese" organizzato dal Coordinamento gruppi omosessuali cristiani in Italia e dal Movimento "Noi siamo chiesa" a Milano il 2 febbraio 2002

Chi, un pomeriggio dei primi giorni di gennaio, ha partecipato alla semplice e gioiosa celebrazione del “patto d’amore” di due coppie di donne lesbiche credenti, ha respirato un clima di pace, di tranquillità, di normalità.

Le 25 persone presenti, in rappresentanza di tutta la comunità cristiana di base di Pinerolo, erano caldamente partecipi tra canti, preghiere, sorrisi, lacrime, abbracci. Lo stesso clima si è respirato nella cena che ha fatto seguito alla celebrazione.

Dietro questa partecipazione comunitaria così intensa e calda, c’è ovviamente una lunga storia che conosce tante ricerche, tanti confronti teologici e pastorali, tante tappe nascoste e mai narrate proprio per facilitare un cammino in profondità.

Tutte le 35 celebrazioni dell’amore gay e lesbico vissute finora, in crescita in questi ultimi anni, sono state protette dalla “pubblicità” perché questo è lo stile della nostra comunità di base. Spesso infatti un certo genere di comunicazione televisiva e giornalistica avrebbe voluto fare lo scoop, ma noi ci siamo difesi da questo metodo che tutto banalizza.

Abbiamo preferito pubblicare nell’ultimo libro di Franco Barbero (L’ultima ruota del carro, associazione Viottoli, Pinerolo 2001) due liturgie per fornire una testimonianza pacata e ricca di contenuti di queste celebrazioni.

Era il gennaio 1977 (esattamente 25 anni fa) quando il nostro presbitero, don Franco Barbero, salì ad Agape (Prali – To) con Ferruccio Castellano per proporre alla direzione del Centro Ecumenico un campo teologico su “fede cristiana ed omosessualità”. In quegli anni in Italia non esisteva nessuno degli attuali gruppi di omosessuali credenti. Un avvio in totale solitudine.

Ma da subito, ancor prima del campo teologico che ebbe poi luogo nel 1980, la nostra comunità cristiana di base promosse al suo interno una serie di studi.

Lentamente la sensibilità, lo spirito e la prassi di accoglienza si diffusero. Se oggi queste celebrazioni sono vissute con grande gioia come qualunque altra celebrazione dell’amore umano, che si tratti di matrimonio o di convivenza fedele, ciò non è il frutto di una improvvisazione o di una scelta ingenua e trasgressiva. Su questi terreni sia l’improvvisazione, sia lo sbandieramento sono dannosi quanto il dogmatismo.

Franco Barbero, introducendo la celebrazione eucaristica, ha parlato di “una profezia con cui queste donne, nostre sorelle, sollecitano le chiese cristiane ad un ripensamento” ed ha ricordato che, in queste circostanze, più che di trasgressione ecclesiastica è forse opportuno parlare di anticipazione evangelica. L’anticipazione è un gesto di amore umile ed audace anche verso la propria chiesa perché rappresenta un invito ad allargare, a rendere più luminosa ed accogliente la comunità ecclesiale inaugurando sentieri altrove già aperti.

Oggi centinaia di omosessuali hanno preso contatto con la nostra comunità, ma il “lavoro” più importante resta l’ascolto delle persone che cercano spazi di dialogo.

La nostra comunità, che ha una netta dimensione ecumenica (molte persone provengono dal cattolicesimo, altre dal valdismo, altre dall’ateismo, altre da un cristianesimo senza chiesa …), oggi su questo sentiero del dialogo, dell’accoglienza e della prassi liturgica del patto d’amore tra gay, lesbiche e transessuali è molto grata a Dio perché, come spesso si constata tra di noi, queste esperienze sono doni che il Signore ci fa per dilatare i nostri orizzonti e far scoppiare certi schematismi ereditati dalla cultura vincente e dal catechismo ufficiale.

A questi cenni di cronaca vogliamo aggiungere alcune brevi riflessioni che sono emerse tra di noi in questi anni.

1) Constatiamo che tra molti gay e lesbiche con cui siamo in contatto esiste e si sviluppa una genuina ricerca di fede. Questa rete ha una estensione che per noi, fino a pochi anni fa, era impensabile. Si tratta di fratelli e sorelle che maturano una nuova consapevolezza e lentamente imparano a non chiedere il permesso a nessuno per vivere il dono che hanno ricevuto da Dio. E’ sempre presente la sofferenza di una pesante emarginazione anche nella chiesa, ma alla polemica con la gerarchia, si preferisce un cammino evangelico costruttivo caratterizzato dalla pace con Dio e con se stessi, dalla partecipazione a gruppi e comunità in cui sia possibile una presenza alla pari.

Questo impegno teologico e questo cammino “spirituale” ci interessano sempre di più. Abbiamo profonda fiducia che questo sentiero, ora carsico ora visibile, ora silenzioso ora “loquace”, rappresenti un grande regalo che i gay e le lesbiche credenti fanno alle chiese cristiane per un ripensamento e un rinnovamento evangelico.

CONTINUA A LEGGERE...

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...