“Dopo i polacchi toccherà ai gay”: Gran Bretagna, 500 crimini di odio post Brexit

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Intolleranza verso rumeni e italiani. Escrementi su bambini asiatici. Odio contro i neri di qualsiasi provenienza. Le responsabilità della neo premier Theresa May.

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Circa un mese fa vi avevamo allertati:

28 giugno 2016 – di Giuliano Federico >
LA GRAN BRETAGNA INVASA DALL’ODIO >

A cinque settimane da Brexit, sono più di 500 i crimini d’odio registrati in Gran Bretagna da quando si è votato per il referendum vinto dal Leave. Un clima di intolleranza razziale e religiosa simile non si è mai visto: il Paese che è stato il baluardo contro il nazismo, ora sembra infettato da ondate di odio verso tutto ciò che è diverso. Ma cos’è la Gran Bretagna, senza quel multiculturalismo che nei secoli è diventato centrale nella sua cultura e nel mondo?

È il giornale britannico Independent a dare questa notizia: principali vittime di questa ondata di odio sono le comunità polacche, rumene e italiane e persino asiatiche, oltre ai neri di ogni provenienza. Dalle scritte offensive sulle case private ai clienti di ristoranti che rifiutano di essere serviti da camerieri italiani, fino agli escrementi di cane gettati addosso a bambini asiatici, è tutto un ribollire di segni di intolleranza e odio: fa impressione tutto ciò in un Paese baluardo della libertà e dei diritti civili.

Si va dall’operaio polacco fermato da una gang che gli ha chiesto di parlare inglese e, capendo le sue origini straniere, lo ha riempito di botte fino a fargli perdere un occhio, alle svastiche e ai simboli offensivi che compaiono nella metro e negli autobus, inevitabili punti d’incontro multietnico, fino alle minacce alle madri con passeggino. Tant’è che i bambini sono il 14% delle vittime negli incidenti riportati. A Glasgow un uomo ha strappato il velo a una bambina urlandole “sei spazzatura e devi obbedire all’uomo bianco“. Ma la cosa che fa più impressione sono le gang che in giro nella Londra di Sadiq Khan cantano all’unisono “oggi tocca ai polacchi e poi ai gay”.

Principale indiziato di questa campagna d’odio è proprio il primo ministro Theresa May (LEGGI CHI È >), ministero dell’interno durante il governo Cameron responsabile di aver creato quell’ambiente ostile che ora sfocia nel razzismo più bieco. A dirlo sono alcune organizzazioni umanitarie, che hanno criticato l’operato della signora May e in particolare la sua campagna contro gli immigrati non regolari costituita da camion che giravano per le strade Londra con la scritta: “Go home or face arrest”. La May è tristemente famosa a queste organizzazioni per aver “forzato” immigrati clandestini gay o lesbiche, che sono fuggiti dal loro paese d’origine anche per la loro omosessualità, a tornare in quei luoghi, dove si rischia di essere incarcerati e torturati per il proprio orientamento sessuale.

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Dicono le organizzazioni umanitarie: “Se l’ostilità è supportata politicamente, non può essere una sorpresa quando prende radice culturalmente”. Già nel 2012 la signora May da ministro dell’Interno dichiarava alla stampa: “Il nostro obiettivo è di creare qui in Gran Bretagna un ambiente veramente ostile per l’immigrazione illegale“.

Non è irragionevole vedere il legame tra la campagna Brexit, con il suo focus sull’immigrazione, come una continuazione di questa corrente politica portata avanti dalla May con una narrativa prettamente xenofoba. Ma l’atteggiamento della May non è cambiato neanche dopo il referendum, quando lei si è rifiutata di garantire uno status legale per i cittadini europei che già risiedono nel Regno Unito.

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“Il Primo ministro aveva promesso di unire il Paese ma le sue azioni hanno fatto l’opposto”, dice il ministro ombra degli Interni Andy Burnham. “Questa non è la Gran Bretagna che conoscevamo, questo non è riprenderci il nostro Paese, questo è creare un posto completamente diverso da quello che abbiamo conosciuto e amato. Quando una bambina di 3 anni polacca che cammina nel parco con la madre viene aggredita da un nonno sessantenne che le urla: “Abbiamo votato, quindi perché non ve ne andate a casa vostra, nessuno vi vuole“, qui si capisce che il clima del Paese è profondamente cambiato“.

È opinione comune che sia stata proprio l’ascesa di politici come Boris Johnson o Michael Gove o Theresa May a incoraggiare un clima dove il razzismo viene socialmente accettato. Basti pensare alla campagna del candidato sindaco conservatore di Londra, Zac Goldsmith, il quale ha fatto leva sull’islamofobia praticamente fino a una settimana dal voto, per poi rendersi conto che in una città come Londra questa tattica era perdente.

Che il problema sia grave lo si evince dall’ordine di servizio dato a ogni comando di polizia britannico, che da circa dieci giorni ha la direttiva di  registrare e perseguire tutti gli hate crimes su base razzista o religiosa, con lo stanziamento di milioni di sterline per proteggere i luoghi di culto ebraici, cattolici e islamici.

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