ONOREVOLE GRILLINI

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Pochi i candidati del movimento omosessuale che guadagnano il seggio. Berlusconi si assicura una comoda governabilità alla Camera e al Senato. Grillini e Titti De Simone ambedue eletti

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Notizia dell’ultima ora: Titti De Simone è stata eletta in Campania 2 ed è quindi la seconda esponente del movimento omosessuale ad essere eletta in questo Parlamento. Con le felicitazioni di gay.it!

Non è quindi solo Grillini l’unico rappresentante del "voto gay" che ce la fa a conquistare un seggio in Parlamento, dopo la caduta della sinistra presso la quale la maggior parte dei candidati gay era iscritta, e la vittoria personale di Silvio Berlusconi e della sua coalizione.

Se la situazione non presenterà nel futuro sorprese imprevedibili, possiamo affermare con una certa sicurezza, che per un po’ di tempo l’Italia sarà governata da una coalizione di centro-destra in maniera autonoma e stabile.

I partiti che convergono nella Casa delle Libertà, infatti, detengono una indiscutibile maggioranza in entrambi i rami del Parlamento, creando così le condizioni per un governo stabile da parte del leader della coalizione Silvio Berlusconi.

Le sinistre hanno subito una battuta d’arresto, non lo si può negare. Mille sono le considerazioni che si possono fare e che, inevitabilmente si faranno; non vogliamo aggiungerci alla sin troppo lunga lista dei commentatori di queste elezioni. Vogliamo solo mettere l’accento su quello che fin da qualche settimana abbiamo chiamato il "voto gay", cioè il sostegno che la comunità gay ha dato ai suoi candidati. Questo sostegno, se c’è stato, è stato generalmente insufficiente: nel momento in cui scriviamo alcune sezioni non hanno ancora completato lo spoglio, che è necessario per poter effettuare l’assegnazione dei seggi, e ci è quindi impossibile dire con certezza chi siederà a Montecitorio nei prossimi anni. Tuttavia, un occhiata ai risultati può darci un’idea abbastanza realistica. La maggior parte dei candidati del movimento gay/lesbico sono stati presentati da Rifondazione Comunista, che secondo le proiezioni, dovrebbe raggiungere nella quota proporzionale il 5%, conquistando così solo 6 seggi.

Certo, nella acerrima guerra bipolare che c’è stata tra Polo e Ulivo e nello schieramento che ne è conseguito da parte degli italiani (e anche, come ha affermato il sergetario di Rifondazione Bertinotti, nei mezzi di informazione), era naturale che le liste esterne alle due grandi coalizioni subissero un calo; il risultato di Rifondazione è anche buono, quindi, determinate le premesse, ma tuttavia sicuramente insufficiente per assicurare ai candidati gay e lesbiche il seggio.

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