Onu-Aids: polemiche sulla situazione africana

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C'è chi dice che non sono in grado di prendere i medicinali regolarmente, chi punta sulla prevenzione educando alla castità, chi vuole continuare con la distribuzione di profilattici.

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I vignettisti del colonialismo disegnavano gli africani con la sveglia al collo. Andrew Natsios, nuovo direttore dell’USAID, l’agenzia americana per gli aiuti umanitari all’estero, sostiene che è inutile sprecare risorse per curarli dall’Aids: tanto non hanno l’orologio, e non potrebbero prendere le medicine all’ora giusta.

La battuta, detta da Natsios con la massima serietà nel corso di un’intervista con il Boston Globe, sarebbe ridicola se non rispecchiasse il tragico fallimento che minaccia la prima conferenza mondiale dell’Onu contro l’aids, in programma a New York dal 25 al 27 giugno. I governi di tutto il mondo si danno battaglia sul documento in preparazione: i paesi islamici insistono per una condanna dell’omosessualità, la Libia non vuole che si parli di droga, gli Stati Uniti rifiutano di ammettere che chi non può pagare abbia diritto all’assistenza sanitaria. Intanto il numero dei malati di Aids nel mondo è salito a 36 milioni, e i morti sono 17 milioni.

Andrew Natsios è uno dei pochi uomini di cui il presidente George Bush si fida. Repubblicano di ferro, è un cristiano di rito greco cresciuto tra i puritani del Massachusetts, ed è convinto che il peccato sia la causa dei mali dell’umanità. Appena nominato amministratore dell’USAID ha convinto il presidente a negare ogni aiuto ai consultori familiari all’estero in cui si consiglia l’aborto. Ha accompagnato il segretario di Stato Colin Powell in Africa, ed è tornato sconvolto dalla distruzione del tessuto sociale provocata dall’Aids. Ha annunciato che userà il denaro dei contribuenti americani per promuovere il solo rimedio in cui crede: la castità.

Quanto ai milioni di africani che stanno morendo e non possono permettersi i costosi farmaci americani, dovranno rassegnarsi. «In Africa – ha spiegato al Boston Globe Andrew Naxos, col tono di un esploratore di ritorno dal continente nero – molta gente non ha la nozione del tempo. I medicinali contro l’Aids devono essere presi ad ore precise, o non funzionano. Molti africani non hanno mai visto un orologio in vita loro. Se voi dite di prendere una pillola all’una del pomeriggio, non capiscono di cosa parliate. Conoscono l’alba, mezzogiorno, il tramonto, la notte: nient’altro».

Toby Kasper, che organizza l’intervento dei Medici senza frontiere contro l’Aids in Africa, espone una situazione molto diversa. «I nostri pazienti – chiarisce – prendono due pillole al mattino e altre due alla sera. È tutto. Nessuno si è mai sbagliato». Ma Naxos non ha dubbi. «Concentratevi sulla prevenzione – ha raccomandato – questa è la strategia che noi seguiremo, anche se dovrò battermi, e prenderò tanti colpi da uscirne coperto di lividi».

Non sono parole al vento. Andrew Naxos ha esposto i particolari del suo piano alla commissione della camera per le relazioni internazionali. «Gli Stati Uniti – ha premesso – spendono più denaro di ogni altro paese contro l’Aids, ma non possono vincere da soli». Quest’anno, 145 milioni di dollari saranno destinati al clero cristiano e musulmano in Africa per «incoraggiare l’astinenza, la fedeltà coniugale e altre misure preventive». Sin dai tempi in cui era al potere il libertino Bill Clinton, l’agenzia di aiuti americana distribuisce ogni anno agli africani tre milioni di profilattici gratuiti. Secondo le valutazioni dell’Onu ne servirebbero almeno altri 30 milioni, ma Naxos è scettico. «I profilattici – ha sostenuto – non sono efficaci al cento per cento: la cosa migliore è comportarsi bene». Con queste premesse si prepara la conferenza di New York. Il segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, ha proposto di creare un fondo internazionale di 10 miliardi di dollari per la lotta all’Aids. Gli Stati Uniti hanno annunciato che contribuiranno con 200 milioni di dollari. Se questo è il dono del paese più ricco del mondo, figuriamoci gli altri. E infatti, finora, nessuno si è impegnato. Le priorità dei governi sono ben altre. L’Egitto, circondato da nazioni africane minate dal contagio, pretende una risoluzione che condanni senza mezzi termini «l’omosessualità maschile, la prostituzione e altre forme di sessualità irresponsabile». I paesi islamici minacciano di boicottare la conferenza se sarà raccomandato l’accesso delle donne a maggiori informazioni sul sesso. Per i consultori gli sherpa hanno trovato una terminologia pudica: «Servizi riproduttivi». Ma gli Stati Uniti vogliono che si usi l’espressione «cure riproduttive», perché sia ben chiara l’esclusione dell’aborto.

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In Africa, soltanto 10 mila persone su decine di milioni ricevono i farmaci per la cura dell’Aids, che prolungano la vita di anni. Le grandissima maggioranza dei malati viene abbandonata al suo destino.

Nel documento dell’Onu c’era un vago accenno alla necessità che le industrie americane rinuncino all’esclusiva su medicinali che possono essere prodotti nel resto del mondo a un costo cento volte inferiore. È stato depennato.

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