ONU: I GAY POSSONO ATTENDERE

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E' ufficialmente rinviata al 2005 la discussione della Risoluzione Brasiliana su Orientamento Sessuale e Diritti Umani. Un'occasione mancata, ma che potrebbe rivelarsi vincente.

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GINEVRA – Lo scorso 15 aprile, la Commissione delle Nazioni Unite sui Diritti Umani (UNHCR) riunita a Ginevra, ha deciso all’unanimità di rinviare la risoluzione brasiliana su “orientamento sessuale e diritti umani” alla prossima sessione del 2005. Il testo, presentato dal Brasile alla sessione dell’anno scorso, era già stato rinviato nel 2003. Se votata, sarebbe stata la prima risoluzione delle Nazioni Unite a menzionare l’orientamento sessuale e a condannare la discriminazione su queste basi come una violazione dei diritti umani.
L’ambasciatore Mike Smith, presidente di questa 60esima sessione, ha sottolineato che non ci sono state obiezioni né opposizioni alla richiesta presentata dal Brasile il 31 marzo scorso, di rinviare la consultazione sulla bozza di risoluzione. Nessuna votazione né alcun dibattito sono stati affrontati nel corso di questa sessione dell’UNHCR. C’erano però gravi preoccupazioni per il rischio che la risoluzione venisse sconfitta o completamente cancellata dall’agenda delle Nazioni Unite.
Per la prima volta nella storia, una larga rappresentanza di attivisti gay, lesbiche, bisessuali e transgender, guidati dall’ILGA e da altre organizzazioni internazionali, era presente alla Commissione per dialogare con le delegazioni nazionale e assicurarsi che la voce della comunità glbt fosse ascoltata. Questo rinvio fornisce agli attivisti un altro anno per prepararsi con accuratezza e per combattere le enormi forze conservatrici che si oppongono alla risoluzione. Venerdì 2 aprile, Kürsad Kahramanoglu, co-segretario generale di ILGA, ha avuto un incontro con l’Ambasciatore Mike Smith, in cui ha presentato la petizione dell’ILGA che ha già raccolto quasi 45.000 firme in sostegno della risoluzione, e ha espresso la preoccupazione di ILGA sul supporto alla risoluzione brasiliana. In vista della recente decisione del Governo brasiliano, ILGA ha deciso di mantenere la petizione aperta per consegnarla in tempi successivi.
Anche il GRULAC, un gruppo dei latino-americani e caraibici alle Nazioni Unite, in una riunione di venerdì scorso, ha annunciato che continuerà a impegnarsi in favore dell’approvazione della risoluzione su Orientamento sessuale e diritti umani. Grazie a un invito del ministro Sergio Cerda, capo della delegazione argentina all’UN, un gruppo di attivisti ha avuto l’opportunità di esporre le proprie preoccupazioni sulle violazioni dei diritti umani perpetrate sulla base dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere. Pedro Anibal Paradiso Sottile, membro del CHA (Comunidad Homosexual Argentina) e Rosanna Flamer Caldera, co-segretaria generale dell’ILGA, hanno chiesto ufficialmente ai membri del GRULAC di considerare la possibilità di co-sponsorizzare la risoluzione il prossimo anno.
Maurizio Turco, Marco Cappato (Eurodeputati Radicali) ed Ottavio Marzocchi (collaboratore Radicale al PE) hanno rilasciato un comunicato in cui descrivono la decisione di rinviare al 2005 l’esame della Risoluzione “un segnale di estrema gravità”. «Per la seconda volta – commentano gli esponenti radicali – la comunità internazionale non è riuscita a raggiungere il consenso necessario – anche grazie alle pressioni del Vaticano unito in una “Santa alleanza” con gli Stati islamici – per affermare che le persone omosessuali hanno diritti come le altre, e che nei loro confronti non devono essere esercitate discriminazioni. Tale assenza di consenso è speculare al fatto che numerosi Stati continuano a perseguitare, torturare, condannare a morte ed al carcere le persone omosessuali, oltre a dare la misura di quanto una campagna internazionale per la difesa dei diritti umani delle persone omosessuali sia necessaria ed importante, affinché la risoluzione venga approvata il prossimo anno».
Turco, Cappato e Marzocchi hanno inoltre espresso il timore che alcuni Stati dell’Unione Europea «non abbiano fatto quello che il PE chiedeva loro nella risoluzione sulle priorità UE alla Commissione diritti umani dell’ONU, ovvero di “appoggiare e difendere l’iniziativa del Brasile sulle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere, firmando e raccogliendo il supporto di altri paesi sulla risoluzione depositata dal Brasile e assicurando che essa rimanga all’ordine del giorno”. Neppure la dichiarazione che sta circolando in queste ore all’ONU (elaborata per l’UE e i paesi aderenti dalla Gran Bretagna, e firmata da Belgio, Lussemburgo, Olanda, Repubblica Ceca, Finlandia, Svezia, Irlanda, Francia, Germania, Spagna e Slovenia) che esprime rammarico per il rinvio della risoluzione e invita la Commissione ad esaminarla l’anno prossimo permette di fugare i dubbi al riguardo. Notiamo inoltre con preoccupazione che l’Italia non ha nemmeno firmato la dichiarazione, ed invitiamo il governo italiano a farlo nelle prossime ore».

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