Outing di Feltri: “Direttore di Avvenire, noto omosessuale”

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Il Giornale ha pubblicato oggi gli stralci di un'informativa del tribunale di Terni secondo la quale Dino Boffo "noto omosessuale attenzionato dalla polizia", sarebbe stato condannato per molestie.

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Il clima tra governo e Vaticano comincia ad essere particolarmente teso. Ai vescovi non sono piaciute le inchieste e le rivelazioni sulle presunte abitudini sessuali del premier, sui festini a palazzo Grazioli e le frequentazioni di Villa Certosa. E nell’era della comunicazione mainstream, la tensione non poteva che manifestarsi mediaticamente. E’, infatti, attraverso le pagine dell’Avvenire, il quotidiano della Cei, che sono state recapitate a Berlusconi aspre critiche e perentorie richieste di "sobrietà" e rispetto del ruolo che ricopre. Tra i portavoce più autorevoli di queste richieste, il direttore dello stesso quotidiano, Dino Boffo, giornalista da sempre poco tenero con gli omosessuali, spesso apostrofato come "il moralizzatore" e che gode della fiducia della Cei da ormai quindici anni.

Le tirate d’orecchie a Berlusconi, però, non sono andate giù al più berlusconiano dei quotidiani, il Giornale di Feltri che oggi tira fuori il carico da novanta e pubblica alcuni stralci di un’informativa che spiega il rinvio a giudizio, disposto dal tribunale di Terni il 9 agosto del 2004 ai danni proprio di Dino Boffo, accusato di molestie contro una donna con il cui marito il direttore di Avvenire avrebbe avuto una relazione.

I fatti risalgono ad un periodo compreso tra ottobre del 2001 e gennaio 2002, mesi durante i quali, stando a quanto riporta il Giornale, Boffo avrebbe fatto "telefonate sconce e offensive e pedinamenti volti a intimidirla (la signora di Terni, ndr) onde lasciasse libero il marico con il quale il Boffo, noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni, aveva una relazione. Rinviato a giudizio il Boffo chiedeva il patteggiamento e, in data 7 settembre del 2004, pagava un’ammenda di 516 euro, alternativa ai sei mesi di reclusione. Precedentemente il Boffo aveva tacitato con un notevole risarcimento finanziario la parte offesa che, per questo motivo, aveva ritirato la querela…".

Un outing mica da poco. Non stiamo certo parlando di una starlette, di un attore o del vincitore dell’ultimo reality di successo: si tratta del direttore del quotidiano dei vescovi italiani.

Ma il Giornale non si accontenta e aggiunge un altro stralcio dell’informativa secondo la quale della vicenda delle molestie e dell’orientamento sessuale di Boffo "sono indubbiamente a conoscenza il cardinale Camillo Ruini, il cardinale Dionigi Tettamanzi e monsignor Giuseppe Betori (arcivescovo di Firenze, ndr)".

L’alzata di scudi contro il Giornale e in difesa di Boffo è stata immediata. Primo tra tutti a prendere le parti del direttore dell’Avvenire, proprio Silvio Berlusconi che in una nota ha dichiarato: "Il principio del rispetto della vita privata è sacro e deve valere sempre e comunque per tutti. Ho reagito con determinazione a quello che in questi mesi è stato fatto contro di me usando fantasiosi gossip che riguardavano la mia vita privata presentata in modo artefatto e inveritiero. Per le stesse ragioni di principio non posso assolutamente condividere ciò che pubblica il Giornale nei confronti del direttore di Avvenire e me ne dissocio".

"Il presidente del Consiglio non poteva dire una cosa diversa su questo argomento – replica Vittorio Feltri – e il fatto che si sia dissociato dimostra solo che Il Giornale e il suo direttore sono indipendenti da lui, il contrario di quello che dicono tutti". "Nel momento in cui mi hanno chiamato a dirigerlo (Il Giornale, ndr) penso che mi conoscessero e io certo non chiedo il permesso all’editore prima di fare qualcosa. Io ho un documento e lo pubblico e lo commento e basta. In Italia si butta via tutto, io pubblico".

Dalla parte di Boffo, naturalmente, anche il comitato di redazione del suo giornale. "Il plateale e ripugnante attacco a Dino Boffo sulla prima pagina de Il Giornale di oggi – fanno sapere dalla redazine di Avvenire – è una chiara intimidazione al direttore di Avvenire e a tutta la redazione del quotidiano. A cui Vittorio Feltri e il suo editore non perdonano l’indipendenza di giudizio e il richiamo ai valori cristiani espressi in questi mesi. Un attacco personale al direttore di Avvenire ma anche un attacco alla libertà di pensiero e di stampa: esprimendo piena e affettuosa solidarietà a Dino Boffo, la redazione tutta assicura che proseguirà come al solito nel proprio lavoro di informazione puntuale dei lettori esercitando sempre e comunque il diritto di critica oltre a quello di cronaca". E ci pensa lo stesso Boffo a rispondere a Feltri. "Evidentemente Il Giornale di Vittorio Feltri sa anche quello che io non so, e per avallarlo non si fa scrupoli di montare una vicenda inverosimile, capziosa, assurda – dice il direttore -. Al direttore del Giornale ora l’onere di spiegare perchè una vicenda di fastidi telefonici consumata nell’inverno del 2001, e della quale ero stato io la prima vittima, sia stata fatta diventare oggi il monstre che lui ha inqualificabilmente messo in campo. Nella tristezza della giornata, la consapevolezza che le gravi offese sferratemi da Vittorio Feltri faranno serena la mia vecchiaia". Con una nota, infine, è direttamente la Cei a ribadire la propria fiducia nel direttore, ricordando che Avvenire "è da lui guidato con indiscussa capacità professionale, equilibrio e prudenza".

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