PACE E GIUSTIZIA

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Arcigay Toscana con gli USA; altri contro la guerra

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"Non c’e’ pace senza giustizia": l’Arcigay Toscana in un comunicato emanato ieri, si schiera a favore dell’intervento umanitario e di polizia in Afghanistan, e si prendono le distanze da quei "pochi squilibrati fiancheggiatori dei terroristi" che "a Roma come a Kabul, bruciano le bandiere degli Stati Uniti in segno di odio" per protestare contro l’intervento armato anglo-americano nella patria di Osama Bin Laden. Contro queste persone, Arcigay propone di bruciare "i burka dell’oppressione, non le bandiere USA".

"Centinaia e centinaia di milioni di uomini e di donne, in Afghanistan come ovunque nel mondo – dichiara Arcigay – attendono la fine dell’oppressione della violenza e dell’integralismo terrorista ed il ritorno della pace e della giustizia. Attendono, e noi con loro, il riconoscimento globale dei diritti umani fondamentali e delle libertà civili di tutti, attendono di poter finalmente bruciare il "burka" dell’oppressione".

Per Arcigay, "il fondamentalismo ed il terrorismo nascono ove c’è odio ed ignoranza" e sottolinea che "per anni, d’altro canto, il regime Talebano ha fomentato fondamentalismo e terrorismo". Particolare considerazione rivolge Arcigay al problema dei milioni di donne costrette "ad uno stato animalesco, coperte dal "Burka"", non senza denunciare l’inumano trattamento subito dagli omosessuali in quel paese: "Centinaia di migliaia di persone omosessuali in Afghanistan, sono state condannate a morte, schiacciate sotto un muro di pietre e sepolte vive, secondo la legge islamica!"

"Con ancora negli occhi e nel cuore le vittime innocenti dell’attentato al WTC – conclude Arcigay – assistiamo impotenti ai bombardamenti in Afghanistan. L’esigenza di controbattere e debellare, in tutte le sue forme il terrorismo, si scontra con la fame e la disperazioni dei profughi in fuga dai bombardamenti. In quest’ora grave di dolore, confidiamo nella possibilità che l’intervento di polizia internazionale svolto dalle nazioni del mondo libero, Usa in testa, resti tale e non coinvolga il popolo afghano, verso cui, facciamo appello alla solidarietà di tutti. Solo con la piena unità ed il sostegno di tutti a questo giusto intervento umanitario, possiamo far sì che la situazione non sfoci in una guerra".

L’appello all’unità di Arcigay, che richiama quello lanciato dal centrosinistra in Parlamento, in occasione della votazione che ha visto parte della sinistra italiana condannare l’intervento armato anglo-americano, non trova tutti d’accordo. Il Gruppo di Liberazione Omosessuale (Glo) milanese, vicino a Rifondazione Comunista, ad esempio, non lascia spazio ad equivoci, e in merito a questo comunicato dichiara: "ovviamente non lo condividiamo". Gli esponenti del Glo precisano che "noi tutti siamo convinti che la guerra sia sempre e comunque un errore, tanto più grave quando può dare avvio – come in questo caso – a una spirale di violenza che abbiamo paura anche solo a immaginare".

Pur precisando che la "condanna agli attentati di settembre è altrettanto ferma", il Glo afferma che la violenza non può "in alcun modo rappresentare la soluzione a un problema. A maggior ragione in un caso così drammatico". E’ per questo che il Glo si schiera in opposizione al comunicato Arcigay, per l’"uso che viene fatto della bandiera dei diritti civili: una bandiera che in nessun caso pensiamo possa essere portata avanti con un’azione militare o usata come giustificazione per l’azione stessa".

Due anime, dunque, nel movimento omosessuale, così come nella società civile. A sostenere la legittimità del ricorso all’intervento armato, c’è anche Marco Volante esponente dell’associazione di gay di centro-destra GayLib. "Posto che la nuova emergenza ha scoperto il nervo – afferma Volante – e che ora più nessuno ha scusanti per rinviare l’istituzione di una forza di sicurezza globale, crediamo che un intervento di polizia internazionale volto a eliminare il pericolo immediato di nuovi atti terroristici sia sacrosanto e debba essere portato con determinazione e tenendo sempre l’obiettivo di bonificare il pericolo armato ben distinto da quello di risolvere la questione alla radice, per la qual cosa un intervento militare non può nulla". Volante, infatti, sottolinea come sia difficile trovare una soluzione che eviti il ripetersi dei gesti terroristici come quelli dell’11 settembre: "La risposta è complessa e implica processi politici, culturali ed economici di medio e lungo termine. Fare in modo che tutto il pianeta goda di un relativo stato di benessere economico e che ovunque i diritti umani siano considerati inviolabili è il tipo di globalizzazione che crediamo debba essere perseguito e, in buona sostanza, l’unico vero sistema per depotenziare e forse eliminare la motivazione che induce quegli uomini a sacrificarsi pur di combattere quello che considerano un nemico".

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