Padova: Bitonci, sindaco che impediva le unioni civili, mandato a casa dalla sua stessa coalizione

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Ha umiliato pubblicamente migliaia di persone che volevano festeggiare le unioni civili dei loro cari, impedendone di fatto la cerimonia e costringendoli ad emigrare nei comuni vicini.

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Si sono recati ieri dal notaio per ratificare le loro dimissioni i 17 consiglieri comunali che hanno fatto cadere la giunta di Massimo Bitonci a Padova, aprendo la strada ad un commissario e ad elezioni anticipate.

Il dato politico inequivocabile è che è stata la sua stessa coalizione a non poterne più: per capire il perché, basta riportare le parole di un suo fedelissimo assessore a commento della vicenda. “Sui cadaveri dei Leoni festeggiano i cani credendo di aver vinto, ma i Leoni rimangono Leoni e i cani rimangono cani“.

Senza ricorrere alla massima buddista del ‘chi semina odio raccoglie tempesta’, la misura era colma per tutti. Nel suo piccolo, molto piccolo, Bitonci è stato portatore degli stessi valori di intolleranza, discriminazione e odio che caratterizzano il neo eletto Donald Trump. E finché si trattava delle opposizioni, dai “comunisti” come chiamava chiunque non fosse allineato al pensiero unico leghista, passi.

Ma le offese più gravi le ha fatte alla cittadinanza padovana e alle istituzioni. Bitonci è quello che ha umiliato pubblicamente migliaia di persone che volevano festeggiare le unioni civili dei loro cari, impedendone di fatto la cerimonia e costringendoli ad emigrare nei comuni vicini (LEGGI >), con un danno di immagine pesante per una città che è sempre stata all’avanguardia dell’accettazione.

Basti ricordare le centinaia di migliaia di euro date a Sgarbi per un fallimentare festival di stampo leghista, svilendo di fatto il termine “festival” che si contraddistingue per l’apertura e togliendogli quel significato di rinascita culturale che aveva per la città. Pessime le relazioni con le attività commerciali, con l’Università, vera istituzione cittadina, e con il polo ospedaliero, dove Bitonci si è contraddistinto per il litigio con Zaia, suo collega di partito e governatore del Veneto, sull’area dove costruire il tanto urgente nuovo centro ospedaliero (in collaborazione con l’università). Per non parlare della gestione dell’immigrazione, dove è stato lampante il tentativo di scaricare negli altri Comuni il problema. Insomma, un sindaco all’insegna del “tanti nemici tanto onore“, coadiuvato da un assessore di estrema destra, Saia, che ha più volte umiliato i dipendenti comunali invece che collaborarci.

Alla fine, la sua stessa coalizione lo ha mollato. Puoi seminare odio e discriminare, ma alla fine questo è l’inevitabile epilogo. Si aprono nuovi spazi a Padova. Serve portare nuove idee, governare con la paura non paga.

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