Padova: la Chiesa tenta di comprendere i gay

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Il portavoce del PadovaPride Alessandro Zan, riconosce «apprezzamento» nei confronti del documento elaborato dal Coordinamento pastorale cittadino e dalla Comunità francescana del Santo.

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PADOVA – Arrivano le prime reazioni al documento che la Diocesi di Padova aveva emesso venerdì un in riferimento al prossimo Gay Pride dell’8 giugno, previsto nella città del Santo, e in cui annunciava che compito dei pastori e’ "accogliere, rispettare, capire", ma anche "annunciare l’amore di Dio e la proposta di vivere la vita cristiana con serieta’ e impegno" parlando loro anche "di rispetto, sacrificio, castita’".

Il portavoce del PadovaPride Alessandro Zan, riconosce «apprezzamento» nei confronti del documento elaborato dal Coordinamento pastorale cittadino e dalla Comunità francescana del Santo «per il tentativo di conoscere e comprendere la questione omosessuale senza pregiudizi». Ma non tace alcune riserve. E su un punto fondamentale. Perché è la stessa Chiesa che non ha affatto cambiato punto di vista né sulla questione omosessuale, né sull’omosessualità. Si legge nel documento: «Sotto l’aspetto morale la tendenza omosessuale, che in se stessa riflette un limite e una disarmonia dell’identità sessuale, non è considerata una colpa». «Questo punto lo contestiamo – replica il portavoce del comitato organizzatore del «Gay Pride» e presidente del circolo Tralaltro Arcy-Gay – Anche la psicologia ormai da tempo riconosce che l’omosessualità è una variante naturale dell’affettività. Noi siamo abituati a ragionare per semplificazioni: naturale contro innaturale, normale contro strano, strano contro malato. E questo ha provocato nel tempo problemi tra scienza e senso comune. Così la scienza è stata spesso orientata dal senso comune».

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