Padova: la diocesi apre ai gay

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In contrasto con le recenti dichiarazioni di Ratzinger, un anonimo sacerdote di Padova chiama a raccolta i gay credenti.

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Mentre il cardinale Ratzinger opera un nuovo giro di vite sulle questioni legate alla sessualità nei rapporti con la dottrina, alcune frange della Chiesa cattolica battono strade più aperte. L’ultimo caso è quello di un sacerdote della diocesi di Padova che ha pubblicamente invitato gli omosessuali credenti a non sentirsi esclusi dalla chiesa, anzi a raccogliersi in un gruppo per partecipare più attivamente alle attività parrocchiali.

Una delle cose che preoccupano e stupiscano, è che la diocesi abbia deliberatamente scelto di mantenere segreto il nome del parroco. La notizia, comunque, viene riportata dalla Stampa di oggi, che cita la presentazione dell’attività del religioso come viene descritta nel giornalino diocesano "Difesa del Popolo": «Essere gay non è peccato, per questo la nostra chiesa è aperta a un gruppo di omosessuali credenti senza badare se vivono o no in castità».

Il saverdote, che pare abbia raccolto una cinquantina di omosessuali, è onvinto che «se è vero che la Chiesa è servizio, non può ergersi a giudice di nessuno». E aggiunge: «L’uso che si fa della propria sessualità può essere buono o cattivo ovunque, sia nell’eterosessualità, sia nell’omosessualità».

Interessanti anche le affermazioni di Marta Giacometti, la studiosa che per il settimanale della Curia ha seguito la vicenda: «Occorre avere l’onestà di affrontare anche le proprie contraddizioni- afferma – La Chiesa si dice accogliente verso tutti, poi però se si parla della dimensione strettamente sessuale dell’omosessualità, le cose si complicano. La questione va analizzata senza cadere in facili semplificazioni: i cattolici non sono immuni dall’essere gay. Non si sceglie di esserlo, pertanto dove non c’è responsabilità di scelta, non può esserci colpa. Non si tratta, dunque, di una malattia da cui guarire, di una devianza da ricondurre nei percorsi della normalità, né di un’immoralità da stigmatizzare o fuggire. Secondo le linee-guida che orientano questa avanzata esperienza di pastorale per i gay, la malattia, la devianza e l’immoralità possono essere presenti anche in certi modi di vivere la sessualità tra uomo e donna, ovunque vi sia sfruttamento della prostituzione, mercificazione del corpo e svilimento dell’amore. E ciò anche all’interno delle famiglie "normali" qualora venga a mancare il rispetto reciproco e la dimensione alta dell’incontro vero».

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