PAPA: PER I GAY SOLO DOLORE

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Il segretario nazionale Arcigay, Aurelio Mancuso, interviene sulla celebrazione del 25esimo anno di papato di Giovanni Paolo II. "Non c'è nulla da festeggiare".

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BOLOGNA – “In questi giorni sta andando in scena uno spettacolo mediatico eccezionale: reti unificate per leggere messaggi augurali, palinsesti sconvolti con intere fasce orarie dedicate al giubileo del Papa. Commentatori e politici, sia cattolici e sia laici, fanno a gara per ricordare le qualita’ del lungo regno di papa Wojtyla. Per i gay italiani non c’ e’ nulla da festeggiare”. Lo afferma in una dichiarazione il segretario nazionale dell’Arcigay, Aurelio Mancuso.
“In questi 25 anni – rileva Mancuso – le posizioni vaticane sulla dignita’ delle persone omosessuali sono peggiorate. Milioni di gay credenti sono posti davanti all’ incredibile ricatto che, se vogliono rimanere tali, debbono vivere in castita’. Le numerose e violente ingerenze sulle decisioni operate dagli stati sovrani rispetto a temi quali la sessualita’, l’ autodeterminazione delle donne, i diritti civili e individuali, ci ricordano quanto il Vaticano, sotto questo pontificato, abbia abbandonato tutte le prudenze, per riaffermare che solo la dottrina cattolica e’ vera portatrice di valori”.
“L’ opposizione all’ uso dei contraccettivi, anche quando questi potrebbero salvare milioni di vite in vaste aree del mondo, la pervicace condanna dell’ omosessualita’, la negazione della liberta’ di scelta per le donne, si inserisce – sostiene il segretario nazionale dell’ Arcigay – in un progetto complessivo che la gerarchia cattolica ha perseguito con tenacia, grazie alla volonta’ piu’ volte espressa pubblicamente da Wojtyla di riaffermazione di una cultura conservatrice e reazionaria. In particolare in Italia, vista l’ evidente capacita’ della Curia di influenzare i gruppi dirigenti dei partiti di entrambi i poli, nessun diritto di cittadinanza e’ stato ancora riconosciuto alle persone omosessuali”.
Secondo Mancuso, “in quest’ accanimento e’ evidente la volonta’ di emarginare la piu’ grande minoranza italiana. All’ interno della Chiesa cattolica, il popolo dei fedeli, ma anche numerosissimi consacrati, non la pensano come Raztinger e Wojtyla, ma il dissenso e’ ridotto al silenzio o, quando diviene troppo impetuoso, e’ estirpato”.
Come gay italiani – prosegue Mancuso – “affermiamo con forza, che proprio perche’ la Chiesa cattolica nella sua storia si e’ resa responsabile d’ innumerevoli sofferenze verso gli omosessuali, dovrebbe trovare il coraggio di chiedere scusa e di percorrere un cammino di purificazione per i peccati di cui si e’ macchiata. Invece il pontificato di Giovanni Paolo II ha riaperto dolorose ferite, ha riaffermato contro ogni determinazione scientifica, la condanna verso i gay, ha cercato in tutti i modi di ricacciarci nel buio della clandestinita’”.

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