PARTE IL PADOVA PRIDE 2002

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Con l'idea di creare una corposa serie di eventi che accompagni la marcia dell'Orgoglio Gay 2002, parte la proposta del Nord-Est come sede dell'iniziativa. Ce ne parla il...

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E’ da poco trascorso il mese di giugno, tradizionalmente dedicato alle manifestazioni dell’Orgoglio Omosessuale in Italia e nel mondo intero, ma già si pensa a come celebrare questa data il prossimo anno. Una delle prime voci che si è levata in questo senso, è stata quella relativa alla proposta "Padova Pride 2002", lanciata dal circolo Arcigay Tral’altro di Padova e che ha già avuto qualche eco sulla stampa locale per la levata di scudi prontamente registrata da parte dell’amministrazione locale. Dall’altro lato, c’è la reazione di alcuni circoli vicini a Padova che si sono sentiti esclusi dalla discussione della proposta, nonostante questa li riguardi anche direttamente. Dunque, c’è già polemica, come ci spiega Alessandro Zan (nella foto), presidente del circolo Tral’altro.

"La stampa in questi giorni si è appropriata della questione, dandone una visione che non era quella maturata nelle nostre intenzioni: nostra intenzione era quella di approfondire il dibattito prima di presentare la proposta alla stampa. Invece ora alcuni circoli ci accusano di aver presentato loro la proposta a cose già fatte. Ma non è così".

Forse è il caso di spiegare bene, allora, cosa contiene la proposta Padova Pride 2002.

Si parla di Padova Pride, ma si tratta di qualcosa di un po’ più ampio. La proposta vuole essere un evento un po’ più complesso e innovativo rispetto al Pride tradizionale, organizzando una serie di eventi, dibattiti, iniziative politico-culturali itineranti per tutto il nord-est. L’obiettivo è quello di non concentrare l’attenzione tutta su una città, bensì quello di portare alla luce situazioni o particolarità di un vasto territorio. Poi alla fine, siccome le manifestazioni, i Pride, a Verona ci sono già stati due volte e a Venezia una volta, abbiamo ritenuto che Padova potesse candidarsi a ospitare la marcia finale che abbiamo previsto per l’8 giugno 2002.

Oltretutto Padova è un po’ la capitale commerciale della comunità gay, cioè la città del nord-est con più locali, ritrovi e esercizi gay…

Sì, ecco. Una serie di fattori ha portato a pensare a Padova. Nella mia intervista al Gazzettino io spiegavo che il progetto è nato con l’idea di coinvolgere le realtà gay-lesbiche-transessuali di tutto il nord-est per creare un evento itinerante, che confluisse alla fine nella manifestazione di Padova. I giornalisti, poi, hanno montato la polemica, parlando di occupazione della città del santo, e così via.

Le amministrazioni locali, quindi, hanno già preso le distanze dalla proposta…

Sì, ovviamente loro vedono la proposta come il fumo negli occhi. Saia, assessore e neo-deputato AN, ha detto che farà di tutto perché non ci sia un avallo istituzionale al progetto. Il vice-sindaco di Padova ha detto che gli sembra inopportuno in prossimità della festa di Sant’Antonio. C’è stata una apertura minima da parte del direttore del giornale della diocesi, ma anche lui ritiene inopportuna la concomitanza con la festa. Forza Nuova ovviamente ha giurato di fare un corteo a favore della famiglia. In questo momento, tuttavia, devo dire che a me non interessa avere un dialogo con l’amministrazione. Mi interessa avere un dialogo con i circoli che vogliono partecipare alla costruzione di questo progetto. Quando il progetto ci sarà, potremo anche chiedere il patrocinio, ma solo dopo. La cosa che io auspico è che non ci sia un’attenzione smodata alla città di Padova, perché deve essere visto come un Pride che innanzitutto duri dei mesi e non una giornata, e che porti riflessione su tutte le città del Triveneto; non si vuole ridurlo al Pride di Padova, insomma.

Ma come è nata questa bozza di manifesto? (Pubblichiamo la bozza nella seconda pagina di questo articolo)

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E’ nata dal circolo Tral’altro e dai suoi componenti. Poi cercando l’adesione dei vari circoli, abbiamo cercato di togliere le parti più particolari, e di renderlo più generale. Ci sono dei punti che non sono ancora stati discussi, all’interno di certe associazioni, per cui ci sembrava scorretto farci portavoce di certi obiettivi politici escludendo determinate associazioni che devono fare dei congressi, delle assemblee nazionali per definire certe prese di posizione. Perciò l’abbiamo tenuto generale anche se, rispetto agli altri manifesti politici di Pride, va molto nel particolare.

E la discussione come avviene?

La discussione deve ancora avvenire. Noi abbiamo chiesto l’adesione al manifesto politico a determinati circoli, e hanno aderito la maggior parte dei circoli del nord-est. Il nostro primo passo è stato di coinvolgere i circoli Arcigay e Arcilesbica. Dopo aver coinvolto questi, che hanno risposto con entusiasmo all’idea di realizzare una serie di manifestazioni itineranti in varie città del nord-est prima della manifestazione finale di Padova, e visto che c’era un consiglio nazionale Arcigay, abbiamo pensato di approfittarne per sentire cosa Arcigay nazionale pensava di questa proposta. Essendo noi un circolo affiliato a una associazione, è naturale cercare una convergenza all’interno di questa federazione. Quindi, abbiamo fatto questo consiglio nazionale, ma non per la fretta di avere l’approvazione di Arcigay e buttare fuori gli altri circoli: tutt’altro. L’abbiamo fatto solo come normale procedura. Poi abbiamo mandato un’e-mail chiedendo di aderire al progetto, che non veniva presentato in una forma definitiva e immodificabile, ma voleva solo essere un punto di partenza per una riunione di tutti i circoli da fare a settembre, durante la quale si sarebbe potuto definire un calendario delle iniziative che per quattro mesi avrebbero preceduto la manifestazione dell’8 giugno. In realtà, si tratta più o meno dello stesso procedimento usato nel 2001 per il Pride di Verona, che il circolo Tral’altro ha sostenuto in maniera attiva, promovendola anche con una manifestazione di solidarietà dopo la quale è arrivata anche a me un volantino e telefonate di minaccia di Forza Nuova. Da parte dei circoli, credo sia giusto riconoscere quando un progetto è valido e concorrere perché tutto il nord-est sia valorizzato. Non solo il nord-est, perché vorremo fare di questa iniziativa una proposta nazionale per portare il nordest a tutta l’Italia. Padova Pride 2002, quindi, come manifestazione nazionale, che non vuol dire manifestazione esclusiva

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