PASOLINI: RIAPRITE LE INDAGINI

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L'avvocato Nino Marazzita ha chiesto alla magistratura di accertare la presenza e l'identità di coloro che tra il 1° e il 2 novembre 1975 cagionarono premeditamente la morte...

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ROMA – E’ di quattro fogli la denuncia, firmata dall’avvocato Nino Marazzita e dalla figlia Silvia, con la quale i rappresentanti della famiglia di Pier Paolo Pasolini hanno chiesto alla magistratura “di accertare la presenza e l’identità di coloro che nella notte tra il primo e il 2 novembre 1975 cagionarono premeditamente la morte” dello scrittore. Alla procura, in particolare, sono state sollecitate le audizioni di Giuseppe Pelosi e Sergio Citti, l’escussione dell’appuntato dei carabinieri Renzo Sansone “per le dichiarazioni da lui rese in un’intervista pubblicata dal settimanale ‘Oggi’ il 29 marzo ’95”, l’eventuale escussione di Franco e Giuseppe Borsellino e di Giuseppe Mastini, detto Johnny il Biondino. E ancora: ai magistrati è stato chiesto anche di disporre un confronto tra Pelosi e Citti e di acquisire il numero del ‘Corriere della Sera’ dell’8 maggio scorso e quello del settimanale ‘Oggi’ del 29 marzo ’95. In qualità di difensore della signora Susanna Pasolini, mamma dello scrittore, l’avvocato Nino Marazzita ha ricordato nella denuncia di sentire “il dovere morale, prima ancora che giuridico, di dare un contributo alla ricerca della verità storica sull’omicidio dello scrittore”.
Il penalista, nel suo documento, ha così ricostruito l’iter processuale di questa vicenda giudiziaria: “Il tribunale per i minorenni di Roma ha condannato, il 26 aprile ’76, Giuseppe Pelosi quale responsabile dell’omicidio volontario di Pasolini, e in quella sede modificava la rubrica del capo di imputazione e riteneva il delitto consumato ‘in concorso di persone rimaste sconosciute’. Il 4 dicembre ’77 la sezione minorile della corte d’appello di Roma confermando, sostanzialmente, la condanna di Pelosi, ripristinava l’originaria imputazione sostenendo che la presenza di ‘persone rimaste sconosciute’ poteva considerarsi possibile ‘ma non certa’. L’11 luglio ’79 la Cassazione rigettava il ricorso dell’imputato disattendendo la versione di Pelosi, e quindi avallando indirettamente la ricostruzione dei fatti contenuta nelle due sentenze di merito”.
“Malgrado i giudici che condannarono Pelosi – ha proseguito Marazzita – ritennero quantomeno possibile la presenza di altre persone, non furono mai svolte indagini finalizzate alla ricerca degli eventuali complici. Il sottoscritto ha più volte richiesto l’apertura di un nuovo filone di indagine volto a far luce sui fatti del novembre del 1975: in particolare nell’agosto ’95 si chiedeva, alla procura di Roma, l’approfondimento delle dichiarazioni dell’appuntato dei carabinieri Renzo Sansone apparse il 29 marzo ’95 su ‘Oggi’. In quell’occasione Sansone dichiarava al giornalista di aver ricevuto una confessione, ritenuta attendibile, secondo cui ‘all’Idroscalo erano in quattro: oltre a Pelosi, i due fratelli Franco e Giuseppe Borsellino e Giuseppe Mastini’. Purtroppo – ha sottolineato Marazzita – le numerose richieste presentate sono state disattese senza che fosse svolto alcun tipo di investigazione”.
Per Marazzita “considerato che Pelosi a Raitre ha dichiarato di non aver ucciso Pasolini, ma di aver assistito ad un agguato e al massacro dello scrittore ad opera di almeno tre soggetti” queste dichiarazioni “meritano un necessario approfondimento da parte della procura di Roma” che deve verificare la fondatezza di quanto sostenuto dallo stesso Pelosi. “Gli elementi di indagine che indussero il tribunale per i minori prima e la corte d’appello di Roma poi a ritenere certo o almeno possibile il concorso o comunque la presenza di altre persone rimaste sconosciute, nell’omicidio di Pier Paolo Pasolini, sembrano oggi corroborati anche dalle dichiarazioni di Pelosi”.
Appare opportuno – si legge ancora nella denuncia – “l’approfondimento sulle dichiarazioni rilasciate alla stampa dal regista Sergio Citti che forniscono una traccia investigativa sicuramente utile per la ricostruzione delle modalità dell’omicidio. La qualificazione giuridica del fatto imputabile tali soggetti, allo stato ignoti, non può che essere quella di omicidio volontario commesso con l’aggravante della premeditazione, che costituisce un’ipotesi di reato imprescrittibile”.
“Io non so se Pasolini – ha spiegato Marazzita chiarendo il senso della sua denuncia ai giornalisti – sia stato ucciso per ragioni politiche o legate a questioni di omosessualità o per altro ancora. Dico soltanto, ad esempio, che i fascisti aggredirono Pasolini almeno 17 volte, l’ultima delle quali un mese prima della morte quando lo scrittore riuscì a evitare di essere buttato da Ponte Garibaldi”.

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