PATTI, NON PAROLE!

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Presentato il Gay-Lesbian-Trans Pride Milano 2003, che punta al riconoscimento delle coppie di fatto. Corteo finale il 21 giugno. Invitati Sindaco e Presidenti di Provincia e Regione. Ma...

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MILANO – Si svolgerà il 21 giugno il corteo finale dell’edizione 2003 del Gay Pride milanese, conclusivo di una settimana di eventi che inizierà con la grande festa di inaugurazione di venerdì 13 giugno e proseguirà con dibattiti, incontri ed approfondimenti organizzati dalle diverse Associazioni che compongono il Coordinamento.
E’ stato finalmente presentato oggi le date e il tema della manifestazione, che è diventata da qualche anno un appuntamento fisso per tutti i gay, le lesbiche e i transessuali milanesi e non solo. Il Coordinamento Arcobaleno GLT, espressione delle più importanti Associazioni gay, lesbiche e transessuali (GLT) di Milano ha annunciato anche lo slogan, “Patti, non parole!”. Gli organizzatori della manifestazione vogliono portare all’attenzione dell’opinione pubblica e del legislatore «il vuoto normativo che tutt’ora vi è in Italia in merito alle coppie di fatto, in particolare per le coppie GLT – afferma Paolo Ferigo portavoce del Coordinamento – senza però dimenticare il tema più generale del riconoscimento dei diritti negati alla popolazione GLT. Un vuoto che molti altri paesi dell’Unione Europea hanno da tempo in larga parte colmato».
Il momento culminante del Pride Milano 2003 sarà il corteo di sabato 21 giugno: la manifestazione percorrerà il centro di Milano da via Palestro a piazzale Cairoli e come sempre sarà all’insegna della festa ma anche della giusta rivendicazione di diritti.
Arcobaleno auspica che «quest’anno i rappresentanti delle istituzioni milanesi e lombarde, Il Sindaco Albertini, la Presidente della Provincia Colli e il Presidente della Regione Formigoni, vogliano accettare l’invito che viene loro rivolto sin d’ora a prendere parte al corteo del 21 giugno e a dare il loro patrocinio alla manifestazione, dimostrando così di avere a cuore l’interesse di una larga parte dei loro concittadini». Staremo a vedere.

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