Pedofilia: il silenzio delle associazioni gay

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Perchè le associazioni gay non intervengono a difesa dei diritti di quei minori gay coinvolti nella vicenda di prostituzione minorile di Roma?

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Rischia di diventare assordante il silenzio delle associazioni su questa vicenda romana di prostituzione minorile e di pedofilia. Come gay.it in questi giorni abbiamo provato a riflettere su quello che è successo, intervistando psicologi e psicoterapeuti ed oggi alcuni dei protagonisti. Lo abbiamo fatto non per una qualche morbosità giornalistica, ma per cercare di capire, insieme a voi lettori, quello che l’inchiesta stava facendo emergere.

La giornalista della Stampa, che abbiamo intervistato oggi, ci ha fatto un quadro molto chiaro dell’inchiesta. C’è un giro di prostituzione minorile al limite della pedofilia. 140 sono i ragazzi coinvolti e molti di questi sono omosessuali. Quasi sempre si pagava e spesso giravano cifre molto alte, anche sopra al milione di lire. In quasi tutti i casi, i ragazzi vengono fuori da famiglie disagiate e povere, situazioni “ai margini della società”, senza strumenti economici e culturali per potersi difendere. Nessuno di questi dice che c’è stata “violenza” come la si intende comunemente: c’è stata in senso legale, perché la legge presume la violenza quando il rapporto è consumato con un minore di anni 14, ma raramente c’è stata violenza in senso fisico, costrizione a subire il rapporto sessuale. Non solo i ragazzi erano omosessuali, ma anche i clienti: anzi, questi in interviste alla stampa tengono a precisare di non essere pedofili, ma di essere omosessuali. Omosessuali che prediligono ragazzi adolescenti o in età puberale, anche al di sotto dei 16 anni, quando è già vietato dalla legge, o anche al di sotto dei 14 anni, quando è solo pedofilia.

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