PER TUTTE LE LIBERTA’

di

Francesca Mazzucato scrive sugli attentati USA

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Quando accadono eventi terribili che colpiscono nel mucchio persone che non c’entrano, uomini e donne intenti a compiere i semplici atti quotidiani, quelli di tutti, si resta senza parole. Non escono proprio, si aggrappano alla gola, si attorcigliano e muoiono , mentre le mani si paralizzano davanti ai tasti del computer. E invece bisogna sforzarsi. Per capire insieme, soprattutto in uno spazio come questo. Uno spazio che si occupa di tutte le possibili forme dell’identità sessuale, uno spazio gay, lesbico, transessuale, bisessuale, che si batte per l’assenza di discriminazioni, che dà spazio alle differenze, è uno spazio dove il tema vero è, in fondo, quello delle libertà, quindi il posto giusto per una riflessione. Perché dopo quello che è successo qualcuno tenterà di ridefinire gli spazi individuali e i diritti democratici, qualcuno cercherà di restringere quelle che consideriamo libertà acquisite nel nome della sicurezza, delle esigenze di difesa. Quindi occorre essere lucidi, e sfuggire le mistificazioni. Cosa accade?

Muoiono gli incolpevoli, quelli come noi, nel pezzo di mondo che sembrava il più sicuro, tanto che da quella porzione di pianeta scintillante di orgoglio, in realtà tanto piccola in confronto alla vastità del mondo, sono partite spedizioni militari , volte a tutelare i nostri valori e i supremi interessi occidentali. La Libia, L’Iraq, e altri paesi straccioni, bombardati a più riprese. Ci parevano cose lontane, non ci toccavano più di tanto. E invece ci sono arrivati addosso e hanno fatto una cosa eclatante, impensabile, che ci ha tenuti attaccati agli speciali televisivi, che ci ha fatto comperare il giornale tremanti di inquietudine per quella parola dal suono sinistro alla quale siamo disabituati:"guerra". Eppure sul pianeta non hanno mai smesso di esserci guerre. Guerre palesi e sanguinose,in quelle parti di mondo di cui ci frega poco o niente, quasi ineluttabili fatalità per popoli troppo brutti, e poveri e sporchi. Guerre non dichiarate ma silenziose e infide, verso le persone omosessuali, verso gli immigrati, nella vergogna dei cantieri del lavoro nero, nei paesi di malavita.

Adesso il dramma è esploso da noi, nella città simbolo, nel sacrario del danaro e degli affari. Vediamo l’orrore in diretta. Persone che stanno morendo e cercano disperatamente di salvarsi sventolando fazzoletti bianchi dalle finestre di una trappola di vetro e cemento, e poi quei grattacieli si frantumano, cascano per terra come succede al cinema in quei film ad effetto che piacciono tanto proprio perché fino ad ora sono sembrati talmente irreali da svuotare la mente e rassicurare. Ma non è "Indipendence day" , è la realtà, anche se una realtà dilatata da una informazione ossessiva che la storpia, la allarga , la rende incubo mentre ce la mostra da tutte le angolazioni. Il colpevole dell’orrenda strage pare che sia l’arabo cattivo e ricchissimo, che parla con l’aria esaltata lanciando proclami da un punto imprecisato di un paese dove anni fa ha lottato a fianco degli agenti segreti americani per frenare quello che sembrava il pericolo più grande, il comunismo, ovvero il male. Un personaggio quasi troppo perfetto per essere vero. E allora ti viene spontaneo pensare che se esiste sul serio il miliardario saudita , se non è una creazione su misura della nostra informazione e del nostro simbolico, come li ha fatti tutti quei miliardi, vendendo cosa e a chi, e che cosa gli ha dato la CIA quando sosteneva lui e quegli altri fanatici contro l’ex Urss, che cosa gli ha promesso e perché?

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E la CIA, come tutto l’intelligence americano di cui tanto si è favoleggiato, che si sapeva potentissimo come poteva non sapere? A che cosa serve allora? Quanti sono stati comprati o corrotti al suo interno? E ti fai delle domande così, che ti sembrano esagerate ma non le puoi frenare. E adesso cosa succederà? Esploderà il panico nelle città europee, la polizia si arrogherà poteri straordinari nel nome della tutela e della difesa?

Sicuramente altri moriranno nei paesi straccioni, altri incolpevoli che non c’entrano niente, che adesso tentano di scappare, e che vediamo con le loro poche cose e i loro bambini mentre sperano di superare un confine e di ingrossare un campo profughi che non è certo il paese di Bengodi ma almeno possono sperare di avere salva la vita anche se si tratta di vite a perdere. E forse dovremmo pensare che le frontiere sono solo nella nostra mente, equivalgono a un tentativo di frammentare la realtà che invece è un tutto unico e compatto, e se inneschiamo meccanismi e violenza, poi ce li ritroviamo addosso e fanno male. Le frontiere le costruiamo coi nostri pregiudizi verso chi non ha la pelle come noi, verso chi prega un dio diverso, verso chi ama una persona del suo stesso sesso, sono frontiere alte, di filo spinato e fanno male.

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