PER UNA FEDE ‘DIVERSA’

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Il 13 gennaio di cinque anni fa Alfredo Ormando si dava fuoco in Vaticano. Contro l'ipocrisia e la discriminazione antiomosessuale. Le associazioni gay lo ricordano con una giornata...

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ROMA – Il suo gesto ha denunciato una discriminazione a volte palese a volte subdola che condanna migliaia di omosessuali alla clandestinità. Ha sancito un martirio per il quale c’è addirittura chi lo vorrebbe fare santo. Ha smascherato l’ipocrisia e la repressione vigente nella Chiesa Cattolica. Stiamo parlando di Alfredo Ormando, lo scrittore siciliano che il 13 gennaio di cinque anni fa, a quarant’anni, si diede fuoco in piazza San Pietro a Roma accusando il pregiudizio sociale e l’intolleranza della società italiana e delle gerarchie ecclesiastiche.
Nel 2003, il gesto di Ormando viene ricordato, come ogni anno, a Roma, il 13 gennaio alle 15,30, proprio accanto al luogo in cui avvenne, in piazza Pio XII, da tutti gli omosessuali e i simpatizzanti romani e laziali che riconoscono al sacrificio dello scrittore il valore di denuncia che ha innestato una lotta dura contro ogni ipocrisia. Alla manifestazione, intitolata “V giornata contro la discriminazione antiomosessuale su base religiosa“, aderiscono numerose organizzazioni gay, come il Circolo Mario Mieli di Roma e Arcigay nazionale.

«Quest’anno vogliamo legare al ricordo di Alfredo la nostra protesta per le posizioni del Vaticano sull’esclusione delle persone omosessuali dal sacerdozio – dichiara Sergio Lo Giudice, presidente nazionale Arcigay – Incapace di dare risposte concrete al fenomeno dei preti pedofili, le gerarchie cattoliche hanno individuato un comodo capro espiatorio nei seminaristi omosessuali. L’obiettivo reale non è allontanare i tantissimi seminaristi gay ma spingerli a non dichiarare, come avviene sempre più spesso, la loro identità e a ricacciarli nell’invisibilità».
Il Vaticano, che pure ha sempre insistito sulla distinzione fra il rispetto della condizione omosessuale e la condanna dei comportamenti relativi, ha recentemente annunciato la pubblicazione di un documento in cui si indica ai seminari di non accogliere le persone omosessuali che intendano seguire la via del sacerdozio. Secondo Arcigay è un modo pe rdire loro che «non sono degni né dell’amore né del sacerdozio e li si condanna all’isolamento e all’emarginazione».
«In questa giornata vogliamo ricordare anche i tanti gay uccisi nei paesi a legislazione islamica che prevedono la pena di morte per le persone omosessuali – aggiunge ancora Lo Giudice – I regimi fondamentalisti islamici rappresentano la punta di massima oppressione dei diritti della popolazione omosessuale: Iran, Arabia Saudita, Mauritania, Sudan, Yemen prevedono la pena di morte per atti omosessuali, puniti duramente in altri 20 paesi islamici. Riteniamo compito dell’intera comunità civile internazionale agire politicamente per impedire il proseguimento di questa barbarie».
«Lunedì in piazza denunceremo questa chiesa che si occupa delle leggi degli altri stati – afferma dal canto suo Massimo Mazzotta, presidente del Mario Mieli – che manipola le coscienze di cittadini liberi e che ipocritamente ha taciuto sugli scandali di pedofilia che hanno coinvolti varie diocesi americane. Vogliamo uno Stato laico che si preoccupi di legiferare e garantire tutti senza distinzioni di sorta fra cittadini di serie A e cittadini di serie B, e una chiesa che si occupi di religione e che lo faccia non invadendo la libertà  e i diritti dei cittadini italiani».
Secondo Mazzotta, la giornata del 13 gennaio è un impegno preciso affinché «nessuno più venga discriminato per razza, sesso, religione ed orientamento sessuale, e soprattutto che nessuno più si dia fuoco per gridare la propria libertà».
L’appuntamento e’ in piazza Pio XII, davanti alle transenne in fondo a via della Conciliazione, per l’ormai tradizionale deposizione di fiori in ricordo di Alfredo e di tutte le altre vittime dell’intolleranza religiosa.

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