PER UNA NUOVA GENERAZIONE GAY

di

Congresso Arcigay: Sergio Lo Giudice, riconfermato presidente, espone il programma e parla di politica, religione, preservativi e locali, diritti civili e battaglie future. Guardando in Europa.

638 0

RICCIONE – "Sergio, sai darci l’indirizzo di un locale in cui uscire stasera?". "Cari ragazzi, io cercherò di darvi l’indirizzo di vita per i prossimi anni, ma un indirizzo in cui uscire a Riccione proprio non ce l’ho". Sergio Lo Giudice, presidente nazionale di Arcigay (riconfermato alla fine del congresso), è così. Preferisce occuparsi dei grandi sistemi piuttosto che della realtà spicciola. E probabilmente non sbaglia. Un congresso della più rappresentativa delle associazioni gay italiane deve dare al tempo stesso concretezza e grandi principi. Lo Giudice lo sa. Sa che anche bere il té al mattino è una scelta politica. Ha buoni consiglieri.

Fra cui quell’Aurelio Mancuso (foto), eletto dal congresso segretario generale, che dice: "Siamo noi che abbiamo il dovere di pensare in grande, anche perché se non lo facciamo noi chi lo fa?".

Sergio Lo Giudice ascolta. E interpreta. Sa che uno sforzo di "concretezza" per riuscire a rispondere alle esigenze di "essenza" espresse dalla base è certo necessario ma sicuramente non è tutto.

"Progettiamo le nostre esistenze in modo libero ed autentico" dice Lo Giudice in conclusione del suo intervento "costruiamo le nostre relazioni affettive consapevoli del nostro valore e della forza innovativa, rivoluzionaria, dei nostri sentimenti. Costruiamo insieme la nostra libertà, riprendiamoci l’amore".

Costruiamo la libertà, riprendiamoci l’amore, la forza rivoluzionaria dei sentimenti. L’indirizzo è dato. E si potrebbe riassumere in una sola parola: "assumiamoci". "Fra mille difficoltà in un paese distratto" sostiene Lo Giudice "sta emergendo un fatto nuovo: una nuova generazione di gay lesbiche e transessuali che hanno messo meglio a fuoco la loro identità, in grado di pensare se stessi come individui completi, capaci di relazioni d’amore, felici ed appaganti, pronti a costruire in modo creativo la loro famiglia, il loro amore, il loro posto nel mondo".

Ecco i grandi sistemi ed ecco la realtà spicciola. Ecco le opinioni dei delegati dei circoli politici di Arcigay: "Perché Arcigay non fa della pubblicità esplicita sull’uso dei preservativi usando finalmente immagini di un sesso in erezione?". "Che cosa pensa Arcigay delle marchette nei locali gay?". "Perché non invertire questo titolo? ‘Costuiamo la libertà e riprendiamoci l’amore‘ potrebbe diventare ‘Costruiamo l’amore e riprendiamoci la libertà’. E sarebbe molto più condivisibile". "Perché non abbiamo detto no alla guerra?". "Quando smetteremo di farci prendere per il naso dai politici?".

Nel discorso di Lo Giudice si tentano delle risposte.

Politica: "Molti di noi hanno il cuore a sinistra ma solo mantenendo la nostra autonomia possiamo ottenere di più. La nostra strada è nella piena autonomia da ogni schieramento, nell’esercizio forte e chiaro dell’esercizio di critica di ogni atteggiamento che non vada nella direzione di liberazione dal pregiudizio di ogni gay, lesbica, donna o uomo transessuale di questo paese. Dobbiamo sfidare l’anima liberale dei nostri partiti, lottando contro l’integralismo di questa destra. Sappiamo che questo governo conta fra i suoi ministri anche alcuni dei nostri più acerrimi nemici: da Fini che voleva licenziare i maestri gay a Bossi. Non ce lo dimentichiamo".

Religione: la strada di Arcigay è nella "laicità", è nella critica di "Un paese che assomiglia sempre di più al cortile del Vaticano".

Preservativi e locali: "Il marchio Arcigay deve diventare un marchio di qualità, simbolo d’impegno. Per quel che riguarda i nostri circoli ricreativi, la distribuzione dei preservativi, l’esposizione di materiali informativi, la promozione di comportamenti non a rischio devono diventare nei prossimi mesi un segno caratteristico indispensabile per la stessa permanenza all’interno di Arcigay".

Progetti politici: "Abbiamo due obiettivi: primo, diventare un’organizzazione di stampo europeo che lavori per progetti, pianificando e valutando in modo periodico e cadenzato le proprie attività, potendo contare su uno staff organizzativo competente. Secondo, coinvolgere di più le sue strutture territoriali, avere circoli più attrezzati e un nazionale più forte e meglio organizzato". A Riccione, Arcigay ha anche lanciato l’ipotesi di proporre alle altre organizzazioni omosessuali d’Europa una piattaforma politica comune in vista delle elezioni al Parlamento europeo. L’Arcigay non ha escluso la possibilità di presentare liste gay "in caso di risposte insufficienti da parte delle forze politiche".

Circuiti ricreativi: "Bisogna valorizzare il circuito ricreativo perché è in contatto con una base associativa ampia a cui abbiamo da dire più di quanto abbiamo detto fin’ora. Bisogna superare lo scarto che c’è fra la parte politica e quella che invece politica non è ma che è disposta a scendere in piazza quanto meno una volta all’anno".

Leggi: "Sul piano delle richieste legislative ci aspetta un’azione ampia e articolata: dobbiamo chiedere una norma antidiscriminatoria, una legge sulle unioni di fatto che permetta alle coppie gay di accedere al matrimonio, la fecondazione assistita (si rischia che vanga introdotta una discriminazione fra donne etero e lesbiche), il mantenimento del carattere laico dell’istruzione pubblica, l’appoggio alla lotta portata avanti dai transessuali italiani per una legge che permetta di cambiare identità senza cambiare sesso".

di Giacomo Leso – nostro inviato

CONTINUA A LEGGERE...

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...