PERCHÉ MAI I PACS?

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Il 14 febbraio a Roma migliaia di coppie si baceranno in piazza per la campagna in favore del PaCS. Ma quali sono i motivi per cui questo è...

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Secondo i sondaggi, la richieste di una legge sulle unioni civili / Pacs è una delle pochissime approvate dalla maggioranza del litigiosissimo “mondo gay” italiano.
Sorprende perciò scoprire, se si chiede a un po’ di gay favorevoli ai Pacs il motivo del loro parere, che ben pochi lo sanno. Si direbbe infatti che l’approvazione della legge sia vista soprattutto come una questione di “modernità”, dato che una delle risposte che tornano più spesso è: “Perché ormai ce l’hanno tutti i grandi Paesi europei, e non possiamo certo restare indietro solo noi“.
Va bene allora: siamo tutti più o meno favorevoli… per “modernità”… Però questo non basta. Perché se si chiede poi a cosa ci servirebbe nella pratica una legge del genere, la risposta più sensata che si ottiene è: “Così, se uno dei due muore, l’altro può ereditare“.
Ereditare??? Come persona che ha passato vent’anni in coppia convivente, io troverei addirittura offensivo che la società riconoscesse il mio diritto a una vita di coppia… solo nel momento in cui finisse!
È palese che la coppia gay e lesbica va riconosciuta per i suoi effetti in vita, non certo per le conseguenze dopo la morte!
Eppure non sembra che questo concetto sia molto chiaro a molti di noi!
Per chiarirci facciamo allora un piccolo passo… indietro.

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Molti di noi non hanno un’idea chiara su cosa sia un matrimonio.
Che non è quella situazione in cui si consumano assieme i biscotti del Mulino Rosa guardandosi negli occhi nell’alba rosata e chiamandosi “pucci-pucci”. Questa è solo pubblicità, ideologia.
Il matrimonio (quella roba là riservata esclusivamente agli eterosessuali) è un contratto. Punto.
Certo l’amore, col matrimonio, c’entra… ma può anche non esserci senza che per questo il matrimonio risulti nullo.
Viceversa due persone possono benissimo amarsi, guardarsi negli occhi, chiamarsi “pucci-pucci” e tutto il resto, senza che per farlo debbano sposarsi.
Quindi, se si sposano non lo faranno certo perché se no non potrebbero amarsi, guardarsi negli occhi, chiamarsi “pucci-pucci” eccetera, bensì perché han deciso di firmare assieme (letteralmente: firmando nel corso della cerimonia di nozze) un contratto.
Certo, i cattolici martellano con la loro propaganda che dice che nessuna coppia è una “vera” coppia al di fuori del (loro) matrimonio; ciononostante resta il fatto che il matrimonio è solo uno dei mille possibili modi di costruire una coppia, e cioè quel preciso e quel particolare modo di fare coppia che prevede certi chiarissimi doveri e diritti legali (che invece la semplice convivenza non implica).
Questo aspetto legale è complesso: esistono intere biblioteche di libri che discutono e interpretano i diritti e i doveri reciproci dei due coniugi.
La situazione legale d’una persona che si sposa cambia, totalmente. La sua libertà di movimento e di abitazione, il suo diritto ad avere rapporti sessuali con certe persone, la sua possibilità di scelta nel fare testamento, il diritto a disporre dei suoi guadagni… ecco solo alcuni degli aspetti in cui un matrimonio cambia la vita d’un essere umano.
Eppure, se gli esseri umani continuano a firmare questo contratto, vuol dire che i vantaggi previsti (magari a torto: una matrimonio su quattro, ormai, finisce in separazione) sono più numerosi degli svantaggi.
Questo perché lo Stato interviene, come prevede la Costituzione, per facilitare (anche economicamente) coloro che desiderano firmare questo contratto, e si pone come garante del suo rispetto.
Inoltre, pur lasciando ai coniugi alcune scelte importanti (come la comunione o meno dei beni) lo Stato impone a tutte le coppie che si sposano certi obblighi minimi reciproci e garantisce certi diritti automatici:

  • Per esempio, se io mi sposo non è necessario che io faccia testamento per stabilire che mia moglie è mia erede: lo prevede già la legge.
  • Se io mi ammalo, non occorrono complicate scartoffie perché mia moglie possa assistermi in ospedale. E nemmeno per impedire che parenti, anche lontanissimi, mi sequestrino, senza permettere mai più a mia moglie di vedermi (è successo, oh, quante volte è successo… ai gay!).
  • Se io subisco un incidente ed entro in coma, la legge concede a mia moglie il diritto di decidere delle cure per me, e della mia sorte.
  • Se io ottengo una casa popolare, lei ha automaticamente il diritto di abitarci assieme a me.
  • Se io me ne vado da lì, ha il diritto di subentrare nel mio contratto d’affitto.
  • Se io finisco in carcere, ha il diritto di visitarmi.
  • Se io subisco un processo, ha il diritto di non essere chiamata a testimoniare contro di me.
  • Se mia moglie è straniera, può chiedere subito il permesso di soggiorno, e la cittadinanza italiana dopo sei mesi (anziché dopo dieci anni).
  • In una serie di casi che richiedono assistenza reciproca, mia moglie o io abbiamo entrambi diritto a congedi lavorativi…

Potrei continuare l’elenco, ma lo spazio scarseggia; credo comunque d’aver reso l’idea.
Ecco, adesso prendete tutte queste frasi ed aggiungete in fondo a ciascuna: “invece, in una coppia omosessuale, no”. Tutto questo (e molto altro), infatti, per i partner omosessuali non vale.
In qualche caso, certo, è possibile firmare una “delega” (procura); tuttavia nessun contratto o delega permette di avere tutti i diritti elencati qui sopra, perché alcuni la Legge li riserva ai coniugi.
Ne consegue che non è un’assurdità prevedere una forma di contratto (il Pacs) che conceda, con una sola firma, la maggior parte di questi diritti e doveri: è solo giustizia, è far sì che tutti, davvero tutti i cittadini, siano uguali davanti alla Legge.
Dopodiché ognuno di noi sceglierà per sé, liberamente, se usare tale diritto o no. Ma questo è un altro discorso.

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Ecco, in poche righe, a cosa “serve” il Pacs.
E dal mio punto di vista è più importante il fatto che il Pacs mi permetterebbe di assistere in ospedale una persona che io amassi, anche se i suoi parenti fossero contrari, piuttosto che la possibilità di accalappiare la sua eredità.
Questa sarebbe, semmai, la preoccupazione dei suddetti parenti…
La mia preoccupazione sarebbe il dolore per la possibile perdita della persona che io amo.
E scusate se è poco.
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Nota: il 14 febbraio (san Valentino) si terrà a Roma una manifestazione per l’approvazione delle legge sui Pacs. Centinaia di coppie gay ed etero si baceranno in piazza, per ricordare che il diritto all’amore esiste e va riconosciuto dalla società.
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di Giovanni Dall’Orto

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