PERICOLO IN FRANCIA

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Il leader dell'ultradestra Jean Marie Le Pen che sfida Chirac per la presidenza della Repubblica francese. Uno choc. Dice: "Fermiamo il proselitismo gay, isoliamo i malati di Aids".

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"Bisogna fermare il proselitismo omosessuale": è questa una delle troppe ‘perle’ del leader francese di estrema destra Jean Marie Le Pen, che contro ogni previsione si batterà per le presidenziali affrontando Jacques Chirac, leader della destra moderata e presidente della Repubblica uscente.

Sebbene, anche secondo gli ultimi sondaggi, risulti molto difficile che Le Pen possa diventare Presidente della Repubblica di Francia, tuttavia il segnale è inquietante: un leader razzista, xenofobo e omofobo rischia di essere eletto alla carica più importante di una nazione che è stata sempre faro di civiltà. La gravità del fatto è ampliata da tre considerazioni. Primo: l’astensionismo record (oltre il 28%) dei francesi conferma il distacco, dannosissimo, della società civile dalla politica, tendenza che attraversa tutta l’Europa a vantaggio delle destre. Secondo: la frammentazione della sinistra è un fenomeno che anche in Francia come in Italia ha penalizzato la sinistra stessa, non più in grado di fornire un leader che riesca a tenere insieme le diverse anime, e popolata da troppi personalismi e protagonismi, anche qui a tutto vantaggio delle destre. Terzo: l’Europa svolta a destra, e non solo in modo civile come in Spagna, ma anche con rigurgiti razzisti e omofobi, nazionalisti e xenofobi, come in Danimarca, dove l’estrema destra è alleata di governo, e in Italia o in Austria e Portogallo.

Le Pen, nonostante i toni della sua campagna elettorale siano stati pacati, ha tuttavia sempre portato avanti il suo pensiero. Nemico di ogni diversità. Favorevole alla pena di morte, contro la società multirazziale, contro una presunta setta occulta ebraica ritenuta "da fermare". E contro gli omosessuali, ritenuti socialmente dannosi. Non basta: sui malati di Aids ha dichiarato che andrebbero isolati. "Nessuno si stupisce – ha detto – se un tubercolotico viene messo in isolamento. Allora perché non fare lo stesso coi malati di Aids, che sono terribilmente contagiosi?".

di Daniele Fauno

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