Pesci gay nel Lago di Como

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Una rivista internazionale pubblica i risultati di uno studio secondo il quale alcune sostanze presenti nelle acque porterebbero i pesci a comportamenti omosessuali.

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Il caso dei "pesci gay" del lago di Como balza agli onori della cronaca grazie all’intervento della prestisiosa rivista medica The Lancet, che paventa la possibilità che i pesci, a causa di residui di ormoni, in particolare estrogeni, che si riversano nelle acque con i rifiuti, abbiano un calo di fertilità.

La rivista ha pubblicato i risultati di uno studio condotto da alcuni ricercatori e docenti dell’Università dell’Insubria, secondo il quale la fonte principale di contaminazione delle acque lariane sarebbe dovuta a scarichi diretti e indiretti (gli estrogeni sono ormoni molto resistenti) delle deiezioni umane e animali che finiscono in torrenti, fiumi e, quindi, nel lago. Queste sostanze, poi, causerebbereo degli effetti indesiderati quali infertilità e addirittura omosessualità.

I lavarelli del lago di Como, così, si ritrovano su molti giornali come primo esempio di un’"epidemia di omosessualità" tra animali.

E’ un funzionario del settore pesca dell’assessorato alle risorse ambientali della provincia di Como, Carlo Romanò a gettare acqua sul fuoco: «E’ prematuro fare commenti o dare risposte definitive – afferma – l’interferenza tra ormoni e fertilità dei pesci del lago è possibile, ma finora tutti gli studi che abbiamo eseguito non hanno mostrato problemi di alcun tipo. La fecondità di coregoni, persici ed altri pesci è sempre stata normale».

Secondo Romanò, dunque, se c’è stato un decremento della popolazione ittica, è stato «non certo dovuto all’infertilità dei pesci dovuta agli estrogeni o a scorie medicinali finite nel lago. Teniamo presente che le alborelle sono il cibo preferito degli svassi che ne consumano quasi 20 tonnellate al giorno. Inoltre ci sono stati alcuni problemi, recentemente, per i lavarelli, ma a causa dell’incostante livello delle acque del lago. Spesso, infatti, è successo che le uova depositate da questi pesci, a causa dei periodi di secca sono finite su spiaggette finendo così in pasto a topi, gatti e altri animali selvatici. Ultimamente il settore risorse ambientali della provincia di Como ha portato a termine un’intensa operazione di posa sui fondali del lago di fascine di legno da adibire a letti di frega».

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