Piacenza, no sala matrimoni per le unioni civili: “Non c’è discriminazione”, afferma l’assessore. Cirinnà: “Pronta a incatenarmi”

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"Occorre tempo per riorganizzare la macchina amministrativa, ma abbiamo voluto dare sin d’ora una risposta concreta", afferma Buscarini.

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Ha fatto discutere la decisione diffusa ieri del comune di Piacenza di negare la sala matrimoni di Palazzo Farnese, sede principale, alle unioni civili: per ora per il nuovo istituto giuridico è stata riservata solo al sede comunale dell’anagrafe (LEGGI QUI IL NOSTRO ARTICOLO >).

Ci sono interessanti novità sulla questione, su molteplici fronti: l’assessore ai Servizi del Cittadino Giorgia Buscarini ha replicato alle accuse: “Nessuna discriminazione, né disparità di trattamento tra matrimoni e unioni civili”: l’assessore rifiuta le critiche rivolte all’Amministrazione comunale, sottolineando “la provvisorietà, motivata dall’urgenza” del provvedimento che destina la sede municipale di viale Beverora, anziché il salone Pierluigi di Palazzo Farnese, alla nuova formula prevista dalla legge Cirinnà. “Credo che la normativa sulle unioni civili rappresenti un fondamentale passo in avanti per la tutela dei diritti della persona ed è proprio per questo che il Comune di Piacenza intende adempiere da subito alla legge, dando già entro questo mese la possibilità, a chi lo aspetta da tanto, di sancire ufficialmente il proprio legame affettivo. E’ paradossale che questo sforzo di dare riscontro immediato alle nuove disposizioni, venendo incontro alle esigenze dei cittadini senza lungaggini, venga criticato anziché riconosciuto. Ai senatori Cirinnà e Lo Giudice vorrei dire che se è importante lottare per la parità di trattamento di tutti i cittadini, superando gli steccati del pregiudizio e della burocrazia, altrettanto doveroso è fornire gli strumenti adeguati a chi ha il compito di attuare le nuove regole. Ancora una volta ai Comuni vengono attribuite funzioni aggiuntive, continuando nel contempo a tagliare le risorse economiche e umane. Occorre tempo per riorganizzare la macchina amministrativa, ma abbiamo voluto dare sin d’ora una risposta concreta, mettendo a disposizione non uno spazio di serie B, ma una sala già destinata ai matrimoni“, conclude la Buscarini.

Anche Arcigay Piacenza L’ATOmo ha diffuso un comunicato, che ribadisce la natura “logistico-amministrativa” delle motivazioni presentate dall’assessore e l’impegno affinché si equipari quanto prima il trattamento tra coppie etero e omo:

In questi giorni tumultuosi, l’associazione Arcigay Piacenza L’ATOmo ha tentato di raccogliere più informazioni possibili in merito alla questione sollevata dai senatori Cirinnà e Lo Giudice che vedrebbe il PD cittadino negare la sala per i matrimoni di Palazzo Farnese per celebrare le unioni civili. Attraverso il segretario locale, Davide Bombini, abbiamo contattato l’assessore Buscarini per dipanare qualsiasi dubbio in merito all’impegno del Comune di Piacenza per l’affermazione dei diritti civili. L’assessore ha chiarito di essere stata fraintesa dalla giornalista della Libertà – giornale locale – sulla questione della concessione della sala di Palazzo Farnese. In questa fase “d’assestamento” il governo della città sta applicando delle pratiche transitorie per arrivare entro inizio settembre 2016 – assicura Buscarini – al pieno utilizzo della sala in Palazzo Farnese, oltre che alla Villa Comunale in uso – sempre da settembre prossimo – per la celebrazione dei matrimoni civili.

Dunque, parrebbe essersi trattato di un malinteso. Per quanto ci veda turbati il fatto che il Comune abbia difficoltà nell’applicare già da subito l’articolo che prevede l’uso delle sale adibite alla celebrazione dei matrimoni civili – dubbi che affidiamo a Rita Mura di AGEDO allegando la sua nota – l’assessore Buscarini prima e l’assessore Piroli poi, hanno assicurato che è piena intenzione della giunta di applicare pedissequamente la legge sulle unioni civili.
L’attenzione dedicata alla nostra città da parte dei senatori PD sopraccitati ci fa ben sperare, ovvero il sapere che si vigili sul fatto che venga applicata la norma alla lettera stabilizza un clima di affermazione dei diritti civili. Cogliamo l’occasione per invitare i cittadini che dovessero trovare delle difficoltà nell’avviare l’iter per sancire l’unione civile a contattarci per sfruttare il canale di collaborazione stabilito in questi anni tra Arcigay Piacenza L’ATOmo e le istituzioni cittadine. Canale che vorremmo aprire anche con i senatori Cirinnà e Lo Giudice, così solerti nell’impegnarsi per la nostra realtà locale, a sostegno delle attività che la nostra associazione porta a vanti sul territorio, a partire dal rapporto diretto tra Arcigay e cittadini LGBT.
La nostra associazione rinnova l’impegno nel vigilare sul rispetto dei diritti, oltre a confermare la volontà di assistere le persone in difficoltà.

Monica Cirinnà, che ha contattato telefonicamente il quotidiano locale Libertà, non intende mollare la battaglia: “Questa è una violazione, saremo costretti a una diffida e se servisse a una denuncia per violazione di una legge dello Stato. Cosa stiamo osservando in giro? Ci sono Comuni che prendono tempo, ma per dire, non è vero che la Prefettura debba inviare alcunché ai Comuni affinché procedano. I decreti del ministro Alfano spiegano chiaramente cosa fare, e il comma 20 è chiaro. Il Comune di Piacenza non ha altre sale: dunque se come stabilisce il comma 20, l’unione civile è equiparabile al matrimonio, non serve alcune interpretazione, anche un bambino capisce. Le norme della legge sono semplici. Fare diversamente sì che sarebbe discriminatorio, sono pronta a venire a Piacenza e a incatenarmi anche se mi auguro che prevalga il buonsenso. Piacenza ha una tradizione culturale, spero non brilli adesso per esser diventata una città dove si fa una guerriglia per l’uso di una sala“.

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