Picchiano gay incontrato in chat

di

Tre ragazzi hanno pestato a sangue un ragazzo conosciuto in chat, perché omosessuale. «Non pensavamo fosse un reato» ammettono.

CONDIVIDI
Facebook Twitter Google WhatsApp
841 0

«Che abbiamo fatto di male? Abbiamo solo pestato un finocchio!». Con questa sconcertante osservazione Giovanni De Rosa, 23 anni, ha accolto le forze di polizia che alle 4.30 di ieri notte sono andati a prelevarlo dal letto in cui dormiva beatamente. Con altri due amici, Marco Persiano, un decoratore che ha compiuto 18 a luglio e Vincenzo Agosto, 20 anni, muratore, tutti e tre abitanti a Torino, la sera di giovedì hanno picchiato a sangue un ragazzo conosciuto in chat, colpevole di essere omosessuale.

La vittima, Simone G., 33 anni, di Genova, vive nella sua auto, una Fiat Panda e in questi giorni è nei dintorni di Torino; la sera di giovedì va in un pub di Collegno, lo Spice Cyber, dove alcuni Pc consentono di entrare in chat. Simone si introduce con il nick "Giada", chatta per un po’ fingendosi donna, poi quando la conversazione si fa più stretta, si svela: «Sono un uomo, e sono gay». Il suo interlocutore non si scompone, e si dichiara disposto a incontrarsi comunque. L’appuntamento viene fissato al di fuori del locale, «mi riconosci dalla t-shirt, con foglia di marijuana e la scritta "Sono vegetariano"».

All’appuntamento il ragazzo trova quattro ragazzi (uno di loro è un quindicenne) che lo strattonano, lo buttano a terra e lo prendono a pugni e calci. Gli sottraggono il portafogli, prendendosi le 80mila lire che conteneva e glielo ributtano in faccia svuotato. Simone va a farsi medicare all’ospedale, dove i medici individuano ferite guaribili in 40 giorni. Poi la denuncia.

La sera dopo i poliziotti bazzicano intorno allo Spice Cyber, con in mente la descrizione degli assalitori, ma di loro nessuna traccia. Poi decidono di cercare di adescarli via internet, e così riescono, fingendosi donne, a fissare un appuntamento. Lì arrestano Persiano e Agosto, e poco dopo, nel suo letto, il De Rosa.

Un minorenne, che era presente la sera del pestaggio, ha raccontato una versione dei fatti solo in parte diversa: «Io chattavo con un Vincenzo. Gli altri due erano ad un altro video. Ad un certo punto quello ci ha rimandato dei messaggi e allora Marco si è alzato ed è andato a dirgli di non romperci più. Perché noi sapevamo bene chi era e che non volevamo avere nulla a che fare con lui. Erano le 23. Poi noi siamo usciti e quello ci ha seguiti. E ha ripreso a darci fastidio, a fare apprezzamenti su di noi. Ci ha detto che eravamo dei bei ragazzi. Che lui voleva qualcuno. E altre cose di questo tipo. Poi, non so il perché, "Giovanni" si è allontanato con quel ragazzo e, alla fine, i tre grandi lo hanno picchiato».

La madre di Marco Persiano si dice sorpresa: «Mio figlio è un bravo ragazzo – giura la madre di Marco Persiano – Non riesco a capire perché si sia cacciato in questa brutta storia. Probabilmente le avances di quel tipo devono essere state piuttosto pesanti».

Ieri i tre sono comparsi davanti al gip e i loro avvocati hanno chiesto per loro gli arresti domiciliari.

Leggi   Treviso, riecco l'omofobo Gentilini: "Gay? Li sopporto purché non facciano esibizionismo"
Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...