Picchiano gay incontrato in chat

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Tre ragazzi hanno pestato a sangue un ragazzo conosciuto in chat, perché omosessuale. «Non pensavamo fosse un reato» ammettono.

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«Che abbiamo fatto di male? Abbiamo solo pestato un finocchio!». Con questa sconcertante osservazione Giovanni De Rosa, 23 anni, ha accolto le forze di polizia che alle 4.30 di ieri notte sono andati a prelevarlo dal letto in cui dormiva beatamente. Con altri due amici, Marco Persiano, un decoratore che ha compiuto 18 a luglio e Vincenzo Agosto, 20 anni, muratore, tutti e tre abitanti a Torino, la sera di giovedì hanno picchiato a sangue un ragazzo conosciuto in chat, colpevole di essere omosessuale.

La vittima, Simone G., 33 anni, di Genova, vive nella sua auto, una Fiat Panda e in questi giorni è nei dintorni di Torino; la sera di giovedì va in un pub di Collegno, lo Spice Cyber, dove alcuni Pc consentono di entrare in chat. Simone si introduce con il nick "Giada", chatta per un po’ fingendosi donna, poi quando la conversazione si fa più stretta, si svela: «Sono un uomo, e sono gay». Il suo interlocutore non si scompone, e si dichiara disposto a incontrarsi comunque. L’appuntamento viene fissato al di fuori del locale, «mi riconosci dalla t-shirt, con foglia di marijuana e la scritta "Sono vegetariano"».

All’appuntamento il ragazzo trova quattro ragazzi (uno di loro è un quindicenne) che lo strattonano, lo buttano a terra e lo prendono a pugni e calci. Gli sottraggono il portafogli, prendendosi le 80mila lire che conteneva e glielo ributtano in faccia svuotato. Simone va a farsi medicare all’ospedale, dove i medici individuano ferite guaribili in 40 giorni. Poi la denuncia.

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