“Più prevenzione, meno castità”: QueerLab contro il Vaticano

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La neonata associazione romana ha scelto la stazione Termini e la statua a Giovanni Paolo II per protestare, nella Giornata Mondiale contro l'Aids, contro la politica vaticana che...

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Due red ribbon giganti e uno striscione fucsia inneggiante all’uso del preservativo. Così gliattivisti dell’associazione romana QueerLab si sono presentati questa mattina davanti alla statua di Giovanni Paolo II alla stazione Termini. "Più prevenzione. Meno castità!" recitava lo slogan coniato in occasione della Giornata mondiale contro l’Aids per protestare contro le politiche del Vaticano definite "proibizioniste e sessuofobiche", e per denunciare la persistente associazione tra sieropositività e omosessualità e lo stigma che circonda le persone infette da Hiv o malate di Aids.

“Ma quale astinenza e castità? Fate l’amore come più vi piace e con chi vi piace, ma sempre protetto", si legge nel volantino distribuito durante l’iniziativa di questa mattina. "L’evento – hanno spiegato i promotori – è stato organizzato intorno alla statua del Papa polacco per sottolineare le gravi colpe che la Chiesa cattolica che continua a promuovere la fedeltà e la castità come uniche vie di prevenzione del contagio.  Non dimentichiamoci che l’attuale pontefice, nel 2009, in volo verso l’Africa arrivò a sostenere che l’uso del preservativo aumenta i problemi! A questa visione anti-scientifica e oscurantista – sostengono gli attivisti – noi preferiamo una corretta informazione sulla prevenzione e sull’uso del profilattico".

“La politica del silenzio sul tema dell’Hiv – si legge in una nota diffusa da QueerLab – è disastrosa e tragiche sono le sue conseguenze in termini di diffusione del virus. La scelta della Chiesa Cattolica di non promuovere l’uso del preservativo contro l’Hiv e le altre malattie sessualmente trasmissibili è scellerata e catastrofica soprattutto se guardiamo alla realtà africana. Rifiutiamo – concludono – le prediche ascetiche, anacronistiche, oltre che cieche sull’astensione e condanniamo le false identificazioni, purtroppo ancora presenti dell’Hiv e dell’Aids con l’omosessualità".

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