Pm chiede un anno e mezzo per il cerimoniere di San Pietro

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Monsignor Burgazzi è accusato di lesioni e resistenza nei confronti di tre agenti che una notte del maggio 2006 lo fermarono in un luogo di battuage mentre cercava...

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Un anno e mezzo di carcere. E’ questa la richiesta di pena che il Pm Maria Bice Barborini ha chiesto per Monsignor Cesare Burgazzi, il cinquantunenne funzionario della segreteria di Stato, dottore in diritto canonico, nonché cerimoniere della basilica di San Pietro.

I fatti risalgono al 7 maggio del 2006 quando mons. Burgazzi si ritrova ad essere oggetto dei controlli di routine della IV sezione della Mobile di Roma che si occupa specificatamente di reati sessuali. Teatro del controllo, Valle Giulia, luogo notoriamente frequentato da trans, prostituti rumeni e quelli che Pasolini chiamava i “ragazzi di vita”. Colto nell’unico posto dove non avrebbe voluto essere visto, Monsignor Burgazzi tentò di risolvere la questione con il solito “Voi non sapete chi sono io” e con un altrettanto comune carico da novanta “Fate, fate, tanto poi vi faccio vedere”, come riporta il verbale redatto dagli agenti che hanno fermato il prelato. Contro di lui adesso pesano le accuse di lesioni e resistenza nei confronti di tre poliziotti e danneggiamento di due auto “civetta”.

L’accusa racconta che pochi minuti dopo la mezzanotte del 7 maggio 2006 tre poliziotti a bordo di una Brava vedono una Ford Focus che rallenta e la descrivono nel rapporto come una macchina che si aggira  “nella maniera solita usata dai clienti dei giovani prostituti, si aggirava alla ricerca del tipico ‘abbordaggio’”. I poliziotti fermano l’auto, ma chi la guida, Monsignor Burgazzi, appunto, invece di fermarsi e prendere i documenti, decide di tentare la fuga, preme sull’accelleratore, colpisce uno degli agenti e si allontana. A quel punto la Fiat Brava parte all’inseguimento che si snoda su via Aldrovandi, via Mercadante e via Paisiello aiutata da altre due auto della polizia che nel frattempo avevano raggiunto la prima. Riesce a sfuggire più volte ai suoi inseguitori, il prelato, ma alla fine, ben venti minuti dopo, si arrende.

«Burgazzi – ha dichiarato l’avvocato Gianni Lostia che difende il monsignore – stava tornando nel suo alloggio dopo aver trascorso la serata in un ristorante con un sacerdote, che poi aveva riaccompagnato a casa». Lo stesso prelato, poi, ha dichiarato di avere avuto paura di essere caduto nelle mani di alcuni malintenzionati, per questo, sostiene, si sarebbe dato alla fuga e non perché sorpreso in cerca di sesso a pagamento come, invece, dice la polizia.

Gli agenti contusi, per mano dei propri avvocati, intanto, hanno chiesto ventimila euro di risarcimento ciascuno per i danni provocati dal prete in fuga.

AGGIORNAMENTO:

Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Reuters , il 12 ottobre 2009 Mons. Burgazzi è stato assolto dal Tribunale di Roma dall’accusa di danneggiamento, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale perché il fatto non costituisce reato. I legali rendono noto che anche la Cassazione ha “assolto con formula piena” l’alto prelato con la sentenza 139 del 2014.

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