Polemiche sulle iniziative del Pride, e la Meloni resta sola

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La ministra della Gioventù ha partecipato ieri al congresso su giovani e omofobia. Ma nessunod el suo partito è andato a salutarla, complici le polemiche tra il Pdl...

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E’ stato un giorno difficile quello andato in scena ieri al Palazzo Ducale di Genova. Se da una parte, infatti, avrebbe dovuto essere una giornata da ricordare (era la prima volta che un ministro di un governo di centro-destra partecipava ad un congresso di Arcigay sull’omofobia, con tanto di patrocinio della Presidenza del Consiglio), dall’altra le polemiche non hanno smesso di farla da padrone. L’ultimo round di accuse e controaccuse tra comitato Genova Pride e Pdl ligure risale alla vicenda della presentazione delle favole gay per bambini organizzata alla biblioteca "E. De Amicis". E l’aria si è fatta talmente tesa che praticamente nessuno del partito di governo si è sentito in obbligo di andare a salutare la giovane Ministra Giovanna Meloni, lasciata in un’imbarazzante solitudine politica.

Quel patrocino della Presidenza del Consiglio sui manifesti del congresso di ieri, poi, ai colleghi di partito della Meloni proprio non è andato giù. Loro, così impegnati a contrastare ogni possibile iniziativa collaterale al Pride del 27 giugno, proprio non hanno potuto accettare che sui manifesti del dibattito ci fosse il logo della presidenza del Consiglio e non potendo fare altro, hanno chiesto che siano gli enti locali a ritirare i loro patrocini agli eventi che precedono la parata di giugno.

Unico politico del Pdl, ex aennino anche lui come la Meloni, a presenziare è stato Gianfranco Gadolla, segretario cittadino del partito. E’ stato il consigliere regionale del Pdl Gianni Plinio a cercare di evitare che scoppiasse anche una polemica interna alla coalizione.«Il ministro Meloni è persona estremamente gentile e cortese – ha dichiarato -. L’hanno invitata e ha accettato, visto che era già qui in Liguria per la campagna elettorale. Il ministro della Gioventù giustamente deve occuparsi di disagio giovanile e omofobia. Mi rifiuto di credere – ha tenuto però a precisare – che il ministro abbia dato il suo sostegno a quell’immonda e oscena carnevalata che è il Gay Pride. Tantomeno a iniziative scellerate come i laboratori di fiabe gay.» Ma si spinge oltre Plinio e aggiunge: «Se il ministro Meloni avesse evitato la sua presenza al convegno dell’Arcigay, non avrebbe fatto male. Avrebbe rappresentato meglio la posizione del Pdl ligure».

Dal canto suo, a margine del convegno la ministra non ha potuto fare a meno di dire la sua su tutta questa vicenda delle favole gay, quasi per lanciare un messaggio rassicurante ai berlusconiani liguri: «Credo in generale che la questione della sessualità non dovrebbe riguardare la fascia d’età infantile – ha dichiarato Giorgia Meloni -, non possiamo parlare di episodi omofobia tra i bambini, penso che i bambini non dovrebbero entrare in questa vicenda ed è il motivo per cui comprendo chi ha espresso indignazione su questa iniziativa».

Durante il convegno, però, una "seria e preparata"  Ministra, come l’ha definita Aurelio Mancuso, ha anche detto la sua opinione sul tema della giornata I giovani e il disagio della diversità. «La parola omofobia in Italia – ha spiegato il ministro Meloni rispondendo alle domande dei giornalisti circa la possibilità di perseguire per legge l’omofobia – significa un sacco di cose. E’ un termine improprio perché se tutto diventa omofobia, poi niente lo è davvero. Io sono stata tacciata di essere omofoba perché non sono d’accordo sulla adozione da parte delle coppie omosessuali. Bisogna capire di che tipo di reato stiamo parlando, perché se si configura come reato di opinione, se significa che non si può più dire che non si è d’accordo con il movimento omosessuale, chiaramente io non sarei d’accordo».

La stessa responsabile del dicastero della Gioventù, durante il dibattito, ha convenuto sul fatto che sono due i piani sui quali bisogna intervenire per combattere l’omofobia: quello culturale e quello pratico che si concretizza con un adeguato disegno di legge. «So perfettamente che il mondo omosessuale non è quello patinato di Will&Grace» ha dichiarato.

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