Politica: lite in Commissione sulle famiglie di fatto

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Intolleranza e chiusura al dialogo nella Commissione che vorrebbe fare il punto sulla situazione delle famiglie in Italia per l’audizione concessa anche alla Lega delle Famiglie di Fatto.

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ROMA – Alla Camera è stata avviata l’indagine conoscitiva sulla situazione delle famiglie italiane e già è scontro ideologico sulla convocazione anche dei rappresentanti della LIFF, la Lega Italiana delle Famiglie di Fatto. Il Presidente della Commissione Affari Sociali della Camera Mimmo Lucà (Ds) è stato aspramente criticato da esponenti del centro-destra e della Margherita, che per protesta hanno deciso di uscire dalla commissione stessa. In settembre Lucà aveva scritto alla LIFF una lettera nella quale precisava che “il Programma dell’indagine conoscitiva non contempla alcuna discriminazione, nemmeno sottintesa, nei confronti delle famiglie di fatto, che, pertanto, non v’è ragione di considerare escluse dal campo d’indagine della Commissione.”
Quando si vuole fare un’indagine conoscitiva di quello che avviene nel tessuto sociale pensiamo sia opportuno tenere in considerazione tutti gli aspetti di un certo argomento ma questo approccio chiaro, scientifico e non ideologico, pare non essere piaciuto a certi esponenti politici. Ugo Lisi (An) ha detto si sarebbe dovuta «dare maggiore spazio alle famiglie tradizionali, invece il presidente Mimmo Lucà ha preferito tirare diritto per la sua strada, mancando di rispetto alla famiglia tradizionale. È evidente che per la maggioranza la normalità diventa una anormalità.» I rappresentanti del Forum delle Famiglie quelli della LIFF non avrebbero proprio voluti vederli convocati: «L’incontro di questa mattina aveva lo scopo di ascoltare i diretti interessati al sistema delle politiche familiari, cioè le famiglie (secondo la definizione della Carta Costituzionale alla quale anche il Parlamento deve sottostare), allargare a realtà diverse serve invece solo a perpetuare la confusione sul soggetto a cui le politiche familiari si rivolgono.» Posizione volta all’allontanamento e all’esclusione perfettamente in linea con quella di Luisa Santolini (Udc), vice presidente della Commissione Affari Sociali della Camera, secondo la quale «la Liff non ha ancora quella dignità costituzionale che, invece, è propria di chi rappresenta l’istituto della famiglia fondata sul matrimonio. L’indagine conoscitiva riguarda la situazione delle famiglie in Italia e le unioni di fatto osserva non sono famiglie: questa non è una questione ideologica, ma costituzionale e come tale non soggetta a interpretazioni di parte.»
Per Elisabetta Gardini, portavoce del coordinamento nazionale di Forza Italia, «i problemi delle coppie di fatto anche omosessuali appartengono a un ambito differente di quello della famiglia. Lucà sa bene che nessuno vuole discriminare chicchessia, ma non si può arbitrariamente inserire una associazione, la Liff fondata da Grillini, che per forza di cose sposta l’attenzione dai problemi reali della famiglia, alla definizione di che cosa sia famiglia. Per ora vale quanto sancisce la nostra Costituzione e infilare surrettiziamente la discussione sul riconoscimento delle coppie di fatto, vanifica lo sforzo di dare risposte concrete alla famiglia, a cominciare da quelle numerose.»
Il capogruppo Udc alla Camera, Luca Volontè commenta l’accaduto affermando che «un’indagine sulle famiglie nella quale si catapultano le coppie di fatto, che non sono famiglie e non vogliono esserlo, reca un danno alle istituzioni. (…) Se nell’attuale maggioranza si vuole chiedere un’indagine o una norma di parificazione tra famiglie e coppie di fatto, lo si può fare senza stravolgere regole e senza mischiare le famiglie con altro. Tentare di cambiare la legge con metodi surrettizi creando precedenti inquietanti, è intollerabile.»
Di parere opposto Franca Bimbi dell’Ulivo, che ha detto che si sarebbe «meravigliata se nel corso di una indagine conoscitiva sulla vita familiare non venisse ascoltata anche la Lega italiana famiglie di fatto, al cui interno esistono modalità di far famiglia altrettanto moralmente valide e affettivamente solide delle famiglie fondate sul matrimonio, civile o religioso. Come sappiamo la maggioranza delle famiglie di fatto è composta da coppie di anziani, di separati in attesa di divorzio e di divorziati che non si risposano, spesso per rispettare i sentimenti dei figli. Al di là delle modalità del riconoscimento giuridico, queste forme di convivenza si comportano esattamente come tutte le altre famiglie. Il riferimento dell’onorevole Santolini alla Costituzione repubblicana mi sembra fuorviante perché parziale. Infatti l’art. 29 che definisce la famiglia, va senz’altro letto alla luce dei principi fondamentali indicati dagli art. 2 e 3 della stessa Costituzione nei quali sono garantiti i diritti inviolabili della persona “nelle formazioni sociali dove si svolge la sua personalità” (art. 2) ed è “assicurata a tutti i cittadini pari dignità senza distinzioni di condizioni personali.” Dunque siamo in molti, sia in Italia che in Europa, a pensare di aver promosso “il pieno sviluppo della persona umana” (art. 3) per noi, per i nostri partner e per i nostri figli proprio nelle vituperate famiglie di fatto.»
La responsabile nazionale Diritti civili dei Ds Ivana Bartoletti afferma che uscire dalla Commissione è stato un «episodio molto grave, alla politica spetta un atteggiamento di saggezza verso la realtà. Noi siamo per la solidarietà, il rispetto, i diritti delle persone. Le coppie di fatto rappresentano una realtà del paese, sono architetture che le persone si danno, per svariati motivi, per vivere la propria vita. Come tali, vanno ascoltate e sostenute, come giustamente ha fatto il presidente della Commissione Affari sociali della Camera, Mimmo Lucà. Alla politica, infatti – conclude Bartoletti – spetta il compito di capire, non quello di anteporre ai diritti le posizioni precostituite. Nessuno può esimersi dal dare risposte ai bisogni legittimi delle cittadine e dei cittadini.»
Per Silvana Mura, deputata dell’Italia dei valori «l’atteggiamento tenuto dalla Cdl in commissione affari sociali da prova di un intolleranza che provoca stupore, tanto più perché manifestatosi all’interno di un organismo parlamentare che per sua natura dovrebbe consentire il confronto tra idee diverse. Rifiutarsi anche solo di ascoltare le idee di chi la pensa in maniera diversa è una forma di discriminazione inaccettabile. È pienamente legittimo non considerare al pari della famiglia le coppie di fatto, ma non è ammissibile rifiutarsi di ascoltare le loro opinioni. Negarsi ad ogni forma di dialogo è indice oltre che di intolleranza anche di scarsa fiducia nelle proprie opinioni. Peccato che a questo gioco si siano prestati anche alcuni esponenti della maggioranza.»
Per il deputato della Democrazia Cristiana Franco De Luca «non è la migliore performance dell’opposizione l’uscita dall’Aula di fronte al rappresentante della Lega italiana famiglie di fatto chiamato in audizione alla Camera. La Democrazia Cristiana – sottolinea in una nota – esprime rispetto per la Liff ed è a disposizione del suo presidente se vorrà esporre le sue problematiche ad un partito di opposizione rispettoso di tutte le sensibilità e non per questo meno affezionato al concetto di famiglia.»
Sergio Lo Giudice dice che «è gravissimo e preoccupante che il centrodestra si rifiuti di ascoltare i rappresentanti delle famiglie di fatto nell’ambito di una indagine conoscitiva sulle famiglie. Sembra di tornare ai tempi della Controriforma, quando la Chiesa accusò Galileo per avere puntato il cannocchiale contro il cielo dimostrando così la giustezza delle teorie copernicane: è proprio di un atteggiamento oscurantista evitare di conoscere e di far conoscere per mantenere in vita i pregiudizi e le false conoscenze.» Il presidente nazionale di Arcigay esprime apprezzamento e ringrazia «il presidente della commissione, Mimmo Lucà, per avere difeso con coraggio la sua decisione e con essa, i diritti e la dignità di milioni di italiane e italiani. Siamo stupiti, invece, del comportamento dei rappresentanti della Margherita, Bianchi e Mosella, che si sono uniti al coro delle critiche per l’audizione della Liff, sposando così di fatto le posizioni del Forum delle famiglie, legato alla Conferenza episcopale Italiana. In tutta Europa oggi si riconosce la pluralità delle forme familiari. I Dl decidano se vogliono stare dentro il percorso del riformismo europeo o in quello del controriformismo vaticano.»
Per Gianpaolo Silvestri, senatore del Gruppo Verdi-Pdci, «il comportamento della Cdl è intollerabile, ma soprattutto lo è l’atteggiamento di alcuni deputati della Margherita, che evidentemente non hanno mai letto il programma dell’Unione», che ricorda anche che «il governo e la maggioranza già dalla prossima settimana dovranno rispondere al Senato ad un emendamento pienamente in regola con il programma dell’Ulivo che chiede l’asilo politico anche in riferimento all’orientamento sessuale. Si continua con questo clima oscurantista – conclude Silvestri – che rinnega la massima, tanto più attuale nelle democrazie avanzate, del “date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. Esprimo la mia solidarietà al Presidente della Commissione affari sociali della Camera.»
(Roberto Taddeucci)

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