Poliziotta sfila al Gay Pride e rischia il licenziamento

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Luana Zanaga è la poliziotta di Rovigo che ha sfilato al "Gay Pride" di Genova. Aveva parlato di discriminazioni e mobbing subiti durante il servizio. Per questo motivo...

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Luana è una poliziotta lesbica di 39 anni che rischia il licenziamento per aver preso parte al Gay Pride di Genova. Per la poliziotta è stata aperta la pratica di destituzione dal servizio ad opera di Luigi Savina, questore di Padova. Savina ha spiegato a L’espresso che non si tratta di un licenziamento ma di una punizione non ancora stabilita. Nel numero della rivista che uscirà domani Savina spiega quanto la Zanaga sia «pericolosa». Luana infatti aveva rivelato precedentemente allo stesso giornale di vivere in un ambiente, quello della polizia di stato, fortemente omofobico. Ambiente nel quale era stata sottoposta ad una serie di visite medica straordinarie per attestarne la sanità mentale in quanto lesbica. Dall’ottobre 2008 Luana, in seguito a una vicenda personale, ha dichiarato di essere omosessuale e la sua vita professionale ne è stata seriamente compromessa: la commissione di disciplina ha infatti stabilito per lei 6 mesi di sospensione dal servizio. La donna aveva deciso di dichiararsi credendo che non fosse rilevante per il mestiere che ama svolgere. Questo è vero per molti paesi europei ma evidentemente non per l’Italia.

Nonostante la pubblicazione dell’articolo abbia fatto giungere a Luana un messaggio di solidarietà da parte di Gianfranco Fini, presidente della Camera, è molto probabile che la ragazza non possa tornare alla professione che ha sempre svolto con passione. Enrico Oliari, presidente di GayLib, ricorda che in realtà più "open mind" della nostra i poliziotti omosessuali «vengono impiegati proprio nella lotta e nella prevenzione dei crimini legati all’omofobia» fenomeni che in Italia sembrano aumentare di giorno in giorno.

In passato si sono chiuse molte porte per Luana anche in ambito sociale: a pochi giorni dal coming out sono iniziate le controversie con la scuola di calcetto femminile di cui era preparatrice atletica. Dopo false dichiarazioni di solidarietà, era stata allontanata per «il buon nome della società» che non voleva al suo interno «nè omosessuali, nè drogati». In attesa della sentenza che deciderà le sorti del suo futuro lavorativo, Luana si è unita all’associazione Polis Aperta, con la quale sta elaborando un progetto di legge contro l’omofobia.

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