Poliziotti gay a congresso. È la prima volta

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Si chiama "Polis Aperta" e raccoglie gay e lesbiche in divisa. Venerdì 26 settembre, a Bologna, il primo incontro "a viso scoperto" per mostrare a tutti che esistono.

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Dopo essersi riunti a Barcellona in occasione della "Conferenza europea della polizia gay e lesbica" e in un’atmosfera di semi-clandestinità, l’associazione italiana "Polis Aperta", che raccoglie circa duecento omosessualioccupati nei ranghi delle forze dell’ordine militari e civili, oggi annuncia il suo coming out: a settembre terranno il loro primo congresso.

Mettere la faccia vuol dire perdere il lavoro, ci dissero pochi mesi fa intervistati per l’evento spagnolo. Cosa ha fatto cambiare idea, allora, agli iscritti di "Polis Aperta"? Le pressioni degli altri gruppi europei, prima di tutto. In molti paesi i poliziotti gay sfilano con loro delegazioni ufficiali alle parate dell’orgoglio.

A livello personale c’è già chi ha deciso di esporsi sul lavoro. Nell’esercito come nei corpi civili ci sono stati sporadici casi di persone che hanno rifiutato la logica americana del "don’t ask, don’t tell" ("non chiedere, non dire"),  e sono quindi arrivati al coming out coi colleghi; un poliziotto italiano ha addirittura partecipato all’ultima edizione di Mr gay Europe. Per altri si tratta di un mondo a parte dove sarebbe troppo rischioso rompere il tabù, un ambiente troppo machista esattamente come quello sportivo, altra roccaforte del silenzio.

Il 26 settembre il coming out sarà collettivo e se la piccola "Polis Aperta" sarà in grado di catalizzare l’attenzione dei media e l’interesse dei gay e delle lesbiche in divisa portando nuovi iscritti, allora si tratterà di una piccola ma grande rivoluzione. Culturale, soprattutto. E poi speriamo sarà la volta dei calciatori e di tutte le altre omertose categorie dove gay significa ancora disonore.

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