Poliziotti gay? In Perù non li vogliono

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Il governo vuole rimediare alla pessima reputazione della polizia, percepita come corrotta e inaffidabile. Per farlo, saranno espulsi gay, adulteri e sindacalisti.

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La polizia peruviana non gode certo di fama di corpo integerrimo e trasparente. Anzi. E allo scopo di migliorare l’immagine delle forze dell’ordine agliocchi dei cittadini, il governo sta pensando un pachetto di leggi apposite. Tra le norme in elaborazione, fa sapere il ministro dell’Interno Mercedes Cabanillas, ce n’è anche una che mette al bando gli omosessuali dal corpo di polizia, appunto. La legge afferma che qualsiasi funzionario di polizia che abbia rapporti con persone dello stesso sesso sarà sospeso a tempo indefinito. I critici e gli oppositori parlano di provvedimento discriminatorio e incostituzionale.

Le associazioni gay, in veloce crescita, sottolineano che è vero che trovare un opliziotto apertamente gay in Perù è estremamente difficile, ma d’altro canto approvare una norma del genere aprirebbe la strada a persecuzioni e a pressioni psicologiche non indifferenti anche solo sulla base di qualche sospetto. Per altro, lo stesso trattamento è riservato a chi commette adulterio perché così facendo creerebbe scandalo infamando l’immagine della polizia. 

Come se questo non fosse già abbastanza preoccupante, nel pacchetto di leggi ce ne sono altre che parlano di licenziamento in caso di poliziotti che si rendano responsabili di organizzare scioperi, marce di protesta o semplicemente vi partecipa. La BBC, nel commentare la notizia, ha ricordato che la ministra Cabanillas, a causa dei suoi metodi un po’ rudi e delle sue politiche rigide e inflessibili, si è guadagnata l’appellativo di "Tatcher" da parte dei media peruviani. La signora tatcher, lo ricorderete, è passata alla storia come la "Lady di ferro".

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