POLIZIOTTO, GAY, EROE

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Agente omosessuale salva la vita al suo compagno. Visibilità a tutto spiano per i poliziotti gay di New York, uniti in club, in associazioni e gruppi.

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Tony Crespo è nato a New York da genitori di Puerto Rico: quello che in USA chiamano ‘New Yorican’. Da nove anni poliziotto nell’Upper West Side di Manhattan, è stato ferito in azione per salvare la vita di un altro agente di polizia. Questo gli è costato una ferita al torace ed una pallottola in un ginocchio. Per l’America Tony è un eroe, il suo nome campeggia su tutti i maggiori quotidiani e se ne parla in ogni programma televisivo. Tutti, però, hanno trascurato un piccolo dettaglio: l’agente da lui salvato non era solo il suo compagno di stanza.

A tutti i giornalisti che lo hanno intervistato, Tony ha detto chiaramente che il suo cosiddetto "partner" era, all’epoca dell’incidente il suo amante, ma in qualche modo è passato come un semplice collega.

Tony è rimasto molto male per questa situazione: "Ero deluso, arrabbiato: pensavo che come poliziotto dichiaratamente gay questa storia sarebbe stata di ispirazione per la comunità gay e lesbica. Con l’accaduto avremmo contribuito ad abbattere lo stereotipo che ci vede incapaci di fronteggiare una situazione di pericolo." E che situazione: un tranquillo pomeriggio di settembre, tale Bernard Gardner è entrato nella stazione di polizia del 24° distretto, puntando dritto verso l’agente Huber – il ragazzo di Crespo – brandendo un coltello. Tony era intento a battere a macchina alcuni rapporti e, come ha dichiarato sinceramente in seguito, si è sentito spaventato, quasi intrappolato. L’amore per il suo compagno però, ha avuto la meglio e Tony si è scagliato contro Gardner, distraendolo dal suo bersaglio primario.

Prima di crollare sotto tre proiettili della pistola di Tony, Gardner è riuscito ad infliggere al nostro una coltellata al polmone. Come se non bastasse, una pallottola vagante sparata dai colleghi lo ha anche colpito al ginocchio.

Una settimana sotto sedativi con un polmone collassato e sette punti metallici al ginocchio sono adesso solo un brutto ricordo. L’anno seguente, Tony ha lasciato Manhattan per lavorare nella zona di Park Slope a Brooklyn, ma non si è arreso: voleva la visibilità e l’ha ottenuta. In occasione del conferimento della Medaglia al Valore del Dipartimento di Polizia di New York, ha fatto in modo di mettere ben in chiaro la sua situazione. Ecco che tutti i giornalisti, le stazioni televisive e radiofoniche hanno fatto la fila per intervistarlo: Tony era il primo poliziotto gay dichiarato a ricevere la medaglia al valore di New York.

Ora Tony continua a lavorare in polizia e ha aperto un sito internet con uno scopo ben preciso: "Nel corso della mia carriera ho visto che la comunità GLBT è lontana dalla polizia. Forse a causa della ribellione dello Stonewall di 20 anni fa.

Io voglio porre fine a questa barriera, voglio creare un’atmosfera positiva e aperta. Nel sito ci sono numerosi link utili a cui i cittadini gay possono rivolgersi e c’è anche il mio indirizzo, sia e-mail che del distretto, per inoltrare idee, richieste o commenti, qualsiasi cosa in cui posso essere utile alla mia comunità."

Ultimamente, un altro membro della polizia USA è finito sulle prime pagine dei giornali: una poliziotta lesbica è accusata del tentato omicidio della sua compagna, altra agente, accusata di averla tradita con un’altra collega. Visibilità a tutto spiano per i poliziotti omosessuali di New York, che sempre più spesso si riuniscono in club, in associazioni e gruppi. Qui in Italia aspettiamo con impazienza un Tony Crespo, un agente tra i tanti che cominci a squarciare il velo omertoso che incombe su migliaia di agenti gay e lesbiche che pattugliano le nostre strade tutti i giorni.

di Lily Ayo

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